In cerca dell’Assoluto: I trentatré nomi di Dio, Yourcenar

Scritto da: il 10.06.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

I trentatré nomi di dio - Marguerite YourcenarIl titolo I trentatré nomi di Dio attrae inevitabilmente poiché fa tornare alla mente quella famosissima short story di Arthur Charles Clarke (1917-2008) I nove miliardi di nomi di Dio in cui si raccontava il decisivo quanto poetico risultato nell’impiegare, da parte di laboriosi e devoti monaci, uno dei primi computer (quelli giganteschi ancora a valvole) per portare a termine il loro precipuo scopo di comunità religiosa: trovare l’esatta combinazione di segni che corrispondesse al nome di Dio.

Per Marguerite Yourcenar (1903-1987) questi nomi si riducono a soli trentatré e sono pura, scarna poesia. Versi brevissimi che somigliano agli haiku; son datati 22 marzo 1982, cinque anni prima che morisse in cui vengono registrate sensazioni, emozioni, nelle quali è possibile intravvedere quella ricerca di momenti rivelatori di una realtà immanente, non fugace una realtà che resta e non si perde e confonde nel susseguirsi degli attimi quotidiani.

Anche il sottotitolo ci dice qualcosa: “Tentativo di un diario senza data e senza pronome personale”. È, infatti, un tentativo di cogliere l’Assoluto: non fermarlo, ma testimoniarlo, per quanto e come i sensi mortali lo permettono. Ed ecco allora che la velata, invisibile presenza dell’Assoluto si può percepire in suoni, immagini, rumori, situazioni e persino odori, gusti e silenzi che ci son sempre stati accanto nel corso della nostra esistenza. Un nome di Dio può quindi essere il “Mare al mattino” o “il muso/paziente/del bue” o “”L’erba/L’odore dell’erba”. Questo Assoluto nella sua essenza atemporale – sorprendentemente (ma neanche poi tanto) – non è privo di concreta sensuale corporeità: “La mano/che entra in/contatto/con le cose”, “La pelle -/tutta la superficie/del corpo”, “Un sorso/di una bevanda/fredda o/calda”, o, semplicemente, “il pane”; chiaramente emozioni più spirituali ed intime non possono mancare: “La fiamma rossa/nel focolare” e “Il silenzio/fra due amici”.

In questi trentatré nomi di Dio, nella loro essenzialità, è possibile trovare un Tutto, forse più difficilmente riscontrabile negli eventi della nostra vita che riteniamo “grandi” o per noi di maggior spessore e significato. E quelle indicate dall’autrice francese non sono un ripiegarsi nel malinconico apprezzamento di gozzaniane piccole cose di pessimo gusto; ogni cosa citata è piccola, è vero, ma ciò che la rende (o vuole renderla) immortale è proprio quel dichiarato tentativo di coglierla in una dimensione senza tempo e – soprattutto – “senza pronome personale”. Non vi è più un’individualità che giudica e, nel giudicare, opera necessariamente una scelta (che, al contempo, include favorevolmente ed esclude sfavorevolmente), il tentativo di questo diario è quello di connettersi e restar connessi con un presente perenne, un “è” creatore che richiama il “Verbo” che apre il Vangelo di Giovanni, o, più probabilmente, conoscendo la Yourcenar e il suo amore per la Storia, il concetto creatore del Logos.

Alla soglia degli ottant’anni, la Yourcenar ci ha donato questi piccoli diamanti di alta caratura, da leggere (e rileggere), da meditare quando gli impegni e le preoccupazioni ce lo consentono, da riconoscere ogni giorno della nostra vita per renderla meno passeggera, rassicurandoci in questo modo che essa è più vicina a ciò che resta.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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