Il trasloco, Di Francesco

Scritto da: il 01.09.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

Il traslocoQuando ho aperto il pacco e ne è uscito Il trasloco ho sorriso come una bambina la sera di Natale. Mi è piaciuto l’odore che aveva, il colore della copertina, la storia che sapevo già mi avrebbe raccontato: quella di un giornale che è il mio, di un fondatore che ammiro, di una linea di pensiero che si mantiene salda.

Tommaso di Francesco è uno della vecchia guardia, rimasto fedele a sé stesso e al quotidiano per cui lavora. Ed è anche poeta. Di quelli che puoi provare a strapparglielo via l’appellativo, e non ci riesci. Forse perché gli è rimasto incollato quando ha pubblicato per la prima volta i suoi versi, nel 1968, su Nuovi Argomenti. Voi lo sapete, lo ricordate il co-direttore di allora? Vi do un indizio: P. P. P.

Per la redazione del Manifesto son passati in tanti, alcuni ci hanno messo radici e altri invece poi sono andati. L’autore non ha risparmiato nessuno, solo poche assenze. Per tutti qualche parola, certe volte da mordersi la lingua. 195 epigrammi stesi ad asciugare su 160 pagine, pesanti come se scolpiti nella pietra.

Io che però di anni ne ho venti, certe volte ho arrancato a cogliere quel “di più” che ogni lettera offriva, e quindi ho voluto sfogliarlo in viaggio con mio padre e farmi svelare, da chi quel quotidiano lo ama da più tempo, l’umanità nascosta tra le parole, spesso amare – mai troppo amare – di Di Francesco. Aperti gli occhi al mondo di oggi e ieri insieme, sono arrivata più in profondità.

L’autore critica i suoi amici e maestri, ma lo fa con affetto e ironia. A Luciana Castellina, quasi come una carezza, dice “Come erravamo”. A Luigi Pintor, quasi fosse un padre, rivolge un quesito “Indietreggio o avanzo se vado da Costanzo?”. Anche quando si fa duro, lo fa per riscoprirsi. Lo fa per la lotta. Che sia quella politica, che sia quella umana, che sia quella personale ma che si estende al mondo. “”Brucia un dubbio autorevole e senile. Ho vinto o perso la guerra civile?”

Quando si trasloca bisogna aumentare la propria capacità di giudizio: cosa mi serve, cosa mi servirà? Cosa posso lasciarmi indietro? Si svuotano i cassetti, si ritrovano cose credute perse e quando si è giù sull’uscio ci si ricorda di altro. Vale la pena rientrare?
Tommaso Di Francesco sembra fare questo lavoro con le persone della sua vita, che sono anche le persone della Sinistra – alta e bassa a seconda del momento storico.

Nel bene e nel male, questo libro così tagliente era forse quello che ci voleva per ricordare a tutti i nominati (ma anche agli innominati che fanno parte di quella famiglia) che non devono smettere mai di mantenere vivi il vigore e la vivacità con cui hanno saputo, per anni, reinventare il giornalismo. Per me sono esempio di libertà, con i loro ideali e la loro concretezza, questi uomini e queste donne, quindi mi devono fare un favore: Resistere.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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