Il silenzio perfetto, Mazzeo

Scritto da: il 12.01.10
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

Il silenzio perfettoÈ una fortuna che Ilaria Mazzeo sappia essere così delicata, perché la storia che ha scelto di raccontare sarebbe capace di stringere il cuore a chiunque. Ho voluto che ad accennarmi la trama fosse la stessa autrice, prima ancora di affidarmi alla quarta di copertina, e mi ha convinta, subito. Sono appena un centinaio di pagine, ci si districa facilmente di momento narrativo in nuovo capitolo. Il silenzio perfetto aleggia durante tutta la narrazione, come un’incombenza e anche come unica scappatoia.

Ginevra, protagonista e narratrice, è ordinata, corretta, volenterosa. Ma si sa, è alle brave persone che di solito crolla il mondo addosso. La scomparsa del fratello è un gradino troppo alto da riuscire a salire sola, un nuovo amore si offre come appoggio per superare l’ostacolo ma non basta, e non è mai sicuro. Non c’è niente di sicuro all’infuori di noi stessi, quando dobbiamo sciogliere nodi così grandi. Ginevra ha solo Ginevra, e un grande lavoro da fare su sé stessa per sopravvivere, prima, e tornare a vivere come possibile.

Ilaria Mazzeo è di Pistoia ma Roma oramai la conosce, quanto basta da fare in modo che la sua Ginevra ci si muova con discrezione, semplicità, e quella camminata di chi – e cito – sembra sapere sempre dove sta andando.

La struttura è semplice, consente di lasciare il libro e riprenderlo in mano quand’è il momento (la storia richiede una certa attenzione al dettaglio, la lettura ho preferita relegarla a un momento di quiete e consiglio vivamente il prossimo di fare altrettanto) e il linguaggio scivola di parola in parola come in una lunga discesa innevata.

L’autrice è capace di rendere tangibili i personaggi che ci presenta, attraverso descrizioni più o meno dettagliate, ma soprattutto sfruttando un effetto immediato di slittamento del lettore nei panni della protagonista della storia, o quantomeno – ritengo – rivelandosi in grado di scatenare un vivo interesse nei confronti della vicenda (meglio dire, forse, delle vicende) vissuta attraverso Ginevra, che diviene quindi catalizzatore oltre che io narrante.

La scrittura è lineare, scarna e, mantenendo la capacità di dare enfasi alle parole, Ilaria non pecca mai di retorica gratuita o pomposi monologhi interiori inutili. Qualità, ad oggi, rarissima.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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