Il silenzio dei chiostri, Giménez Bartlett

Scritto da: il 08.07.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Il silenzio dei chiostri - Alicia Giménez BartletNel convento delle suore del cuore Immacolato, a Barcellona, viene rinvenuto il cadavere di frate Cristobal. L’uomo, incaricato di restaurare il corpo di un beato, è stato ucciso e la mummia trafugata. Ma chi può aver interesse a far sparire una reliquia che non ha altro valore che quello religioso?

Nel Silenzio dei chiostri Petra Delicado, ispettore della polizia di Barcellona e il suo vice Fermin Garzon, qua alla loro nona avventura insieme, sono incaricati della delicata indagine.

I due dovranno dare il meglio di loro stessi per venire a capo dell’intricato puzzle, barcamenandosi tra l’omertà che regna tra le suore del convento e la forte pressione che i media fanno perché il caso sia risolto alla svelta.

Il silenzio dei chiostri è un giallo godibilissimo, dal buon ritmo che non fa mai neanche accennare uno sbadiglio. La trama non è certo così sorprendente, specie per chi ha letto tanto e di tutto sull’argomento. Però… sì, c’è un però che mi ha spinto a scrivere questa recensione. Ed è tutto nella protagonista, grazie alla quale la storia fa un balzo qualitativo notevole.

Petra, nell’esordio del romanzo, è appena convolata a (terze) giuste nozze. Marcos, il nuovo marito, anche lui con due matrimoni alle spalle, si porta dietro una nutrita nidiata di ragazzini di varia età, a cui non sembra vero di avere una matrigna che fa il poliziotto. Dalla cosa si aspettano succose rivelazioni sulle indagini in corso ma ciò potrebbe far incrinare definitivamente i rapporti di Petra con le (due) ex mogli di Marcos.

Da tutte queste situazioni, lavorative e non, emerge il carattere della donna, un personaggio dalle molte problematiche ma anche deliziose sfaccettature. È un poliziotto che ha a cuore il suo lavoro, vuole farlo bene per un innato senso di giustizia che condivide con tanti suoi colleghi letterari.  È intelligente e gentile, ma anche portata al sarcasmo e maldisposta verso la stupidità e l’inettitudine. Diventa ruvida con i sottoposti quando perde le staffe e per lo stesso motivo a volte arriva ai ferri corti anche con il marito, chiedendosi se questo terzo matrimonio durerà o farà la fine degli altri.

E lei che non è mai stata mamma si trova a dover affrontare dei bambini che la faranno sentire spesso inadeguata, nel ruolo di “matrigna che non vuole sostituire la madre” ma, suo malgrado, a volte deve farlo. Petra cerca di fare tutto e di farlo bene e siccome non è possibile, a volte sbaglia. Questo è consolante, perché in un mondo letterario spesso popolato di superdonne e superuomini che fanno sentire noi poveri lettori così tapini (quegli odiosi personaggi che, per intenderci, finita la giornata lavorativa di quattordici ore si infilano le scarpette e come se niente fosse si fanno cinque km di corsa… per poi cenare con un’insalata!) Petra, che non riesce a trovare il tempo di fare una doccia decente dopo il lavoro perché si addormenta sul divano, o che demoralizzata per il corso delle indagini si ubriaca di birra con Fermin, è così umana da risultare inevitabilmente simpatica.

Proprio lui, il suo vice, le fa da spalla perfetta: è un poliziotto navigato e capace, dotato di una perfida ironia ma di fortissimo senso del dovere. La strana coppia non si risparmia frecciatine e sarcasmi ma è unita da una profonda stima reciproca che si evince appena i due entrano in pista all’inizio del romanzo.

Nella storia ho trovato un unico difetto rilevante, o per meglio dire un elemento di disturbo. In maniera voluta o casuale che sia, la scrittrice ci trasmette il suo forte spirito anticlericale che nello sviluppo della vicenda crea di tanto in tanto quella nota stonata che non aggiunge nulla alla trama anzi, porta il lettore perplesso a pensare: “d’accordo, ma che cosa c’entra?”.

Nonostante tutto il libro rimane una gran bella storia poliziesca vecchia maniera, che consiglio di infilare in valigia agli amanti del genere che hanno in programma di passare le vacanza rilassandosi sotto un ombrellone.

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