Il segreto dei Ségonzac, Ongaro

Scritto da: il 28.01.10
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

segreto segonzacTutte le storie di Alberto Ongaro, oltre ad essere prima di tutto delle letture appassionanti, sono delle esplorazioni delle possibilità del romanzesco, di come questo si intersechi con la vita quotidiana, di come la letteratura sia sempre un incrocio di piani, quello letterario appunto, e quello reale.

E cosa c’è di più romanzesco dell’espediente narrativo che dà vita al Segreto dei Ségonzac? A Parigi, ai giorni nostri, qualcuno prende in affitto una grande soffitta, già dimora, due secoli e mezzo prima, di artisti, di pittori, di musicisti. E vi rinviene un grande dipinto. Nel quadro, incompiuto, una grande figura di un giovane uomo, a grandezza naturale, e numerose figure di contorno, alcune appena sbozzate, altre appena indicate da dei nomi segnati sulla tela. Il giovane è un tale Philippe Ségonzac.

Al protagonista del ritrovamento questi personaggi, questi nomi, suscitano un’immediata curiosità: chi sono? O meglio, chi sono stati? Quali vite si celano dietro quelle macchie di colore? La ricerca porta ad alcuni risultati, ma, così come il dipinto, traccia solo i margini di un racconto abbozzato da pochissime notizie certe. Come riempire i vuoti del quadro e della storia se non con la fantasia? Se non con un romanzo?

I personaggi raffigurati nel dipinto diventano così i protagonisti di un racconto d’avventura in piena regola: avventurieri, assassini, nobildonne, ladri, cortigiane, tutti a ruotare attorno alla figura di Philippe Ségonzac, un giovane medico abile con la spada e la pistola, che si ritrova, dopo essere sfuggito fortunosamente all’agguato di due sicari, a scoprire di essere sotto la minaccia di qualcuno che lo vuole morto.

La ricerca del misterioso mandante e del suo movente lo porta ad indagare nel suo passato, nella Francia dove incrocerà il suo destino con un imprevedibile Giacomo Casanova e a vivere un’avventura di amori, passioni e vendette avvincente e assai ben raccontata.

È evidente che sebbene si tratti di uno dei più lineari romanzi di Ongaro, questi non rinuncia nemmeno qui al consueto gioco delle parti col lettore e all’esporre di tanto in tanto con maestria i meccanismi svelati del romanzesco, proprio come avviene nella cassa trasparente di un orologio automatico. Fino ad arrivare ad un finale che con un tocco semplice quanto geniale ci riporta ai giorni nostri con un sorriso di soddisfazione.

Consigliatissimo, con un buon Beaujolais, a tutti quelli che apprezzano uno stratagemma letterario ben riuscito.

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