Il porto degli spiriti, Lindqvist

Scritto da: il 10.11.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Lindqvist è un autore che sta abituando il suo pubblico a un punto di vista inusuale su tematiche non solo usuali, ma quasi “usurate” dalla letteratura di genere horror: lo ha fatto con il tema dei vampiri in Lasciami entrare e con quello degli zombies nell’Estate dei morti viventi, dei quali si è già parlato qua su Liblog.

Ora ci ha riprovato con il suo terzo romanzo, Il Porto degli Spiriti, dove già il titolo suggerisce quale è stata stavolta la tematica scelta da Lindqvist per la sua rivisitazione. Ho usato non a caso la definizione “rivisitare” perché è quello che questo brillante autore svedese fa con le tematiche più classiche: le prende e le fa sue, plasmandole a proprio piacimento e  trasformandole in qualcosa di nuovo.

Con questo nuovo romanzo, edito sempre per la Marsilio, centra in pieno l’obiettivo per l’ennesima volta: ho divorato le cinquecento pagine del romanzo lasciandomi trascinare dal genio creativo di un autore che riesce a spiazzare il suo lettore sorprendendolo a più riprese. Anche quando come qui si racconta, tra le altre cose, di fantasmi: la sottoscritta  pensava che la letteratura ne parlasse da così tanti secoli che nessuno potesse più dirci niente di nuovo. Ebbene, sono stata totalmente smentita.

Tutto ha inizio in una gelida giornata d’inverno a Domaro, piccola isola al largo delle coste svedesi. La piccola Maja è in gita al faro di Gavasten con i genitori quando improvvisamente scompare nel nulla. La neve e il ghiaccio non recano tracce delle sue impronte: è come se la bambina fosse semplicemente volata via.

Anni dopo Anders, il padre, torna sull’isola che sembra aver inghiottito sua figlia in una sorta di buco nero: scopre che quello che pensava fosse solo l’inizio è stato, invece, il proseguimento di qualcosa. Qualcosa iniziato molto tempo prima la scomparsa di Maja, qualcosa che di tanto in tanto si fa vivo, a Domaro, chiedendo il suo tributo…

Dell’autore, vi ho già detto molto. Del libro, vi ho forse già detto troppo. Vi lascio con un solo vero consiglio: se amate il romanzo horror non potete farvi sfuggire Lindqvist perché è probabilmente il più brillante autore che il genere sforni ultimamente. Lo chiamano lo Stephen King della Svezia, e per una volta il paragone non mi pare azzardato: con il re americano condivide il grande pregio di saper raccontare una storia da  un’angolazione particolare e trasmettere la visione così peculiare che ne esce al lettore in modo convincente e con un linguaggio incisivo.

Commenti non consentiti

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple