Il miracolo di Santa Odilia, Mancinelli

Scritto da: il 18.02.09
Articolo scritto da . Sono una mamma bionica e sono sposata con il marito platonicamente perfetto. Ho una casa senza isolamento acustico e cinque bambini molto rumorosi. Porto i capelli lunghi perché ho solo due mani. Sono nata per scrivere: me lo ripeto soprattutto mentre sconto il sacrificio di montagne di panni da stirare. Cucino discretamente e preparo dosi da battaglione. Ho un sogno nel cassetto: il Varese in serie A. Naturalmente i giocatori saranno tutti figli miei!

Il miracolo di santa Odilia - Laura MancinelliNon posso negarlo: Laura Mancinelli è una delle mie scrittrici preferite, e Il miracolo di Santa Odilia il libro che mi è rimasto nel cuore. Sono letture, le sue, caratterizzate da uno stile pacato, cifra inconfondibile della sua scrittura; uno stile che si è plasmato sugli autori mediolatini, e che crea pagine dal sapore antico con la perizia di chi ha fatto del Medioevo la sua seconda casa, e non solo il suo mestiere.

Un monastero nel Monferrato, la sua badessa nel fiore degli anni, un crociato che torna dalla guerra nelle vesti del pellegrino: pochi elementi essenziali che vengono nobilitati in una storia d’amore pura, finalizzata alla vita. Odilia e il cavaliere, armati di forza d’animo, di una maturità sgorgata dalla sofferenza fanno della loro piccola comunità monastica una casa ed una scuola per i bambini poveri del contado: loro, a cui le sfide della vita hanno impedito di sublimare il loro amore con figli propri, dimostrano che l’esser genitori è un fatto che esula dal mero dato biologico.

La gioia di vivere si esprime così, coralmente, in un autunno della vita temprato ancora dal sole, e che riscopre il piacere di fare di poca farina e miele una focaccia dolce, di scaldarsi il cuore con un bicchiere di vino che modifica il proprio sapore all’assaggio di un’erba, di cucire vestiti caldi per i bambini; ma anche di curare il giardino, di giocare sulla neve con la slitta, di lavorare la terra e di terrazzare un vigneto. Tutte cose che Odilia e il cavaliere fanno con un intento superiore e nobilissimo: l’amore per la loro grande, splendida famiglia.

Il miracolo del titolo potrebbe alludere in generale alla rinascita di un monastero all’insegna di una missione d’amore: ma sono ben due gli eventi straordinari che prendono concretamente vita dalle pagine del romanzo e ci fanno sognare e, anche, divertire. Il primo ha un sapore tutto terreno e un profumo di cucina nostrana: grazie all’inventiva dell’abile Odilia la pelle di un pollastro viene farcita con un impasto succulento di pane, formaggio e salsiccia; e così, da un unico volatile concesso per un pranzo importante dall’arcigna suora vivandiera si ricavano ben due arrosti meravigliosi, fra il battimani degli ospiti estasiati.

La tavola imbandita, anima della convivialità e cuore della comunione domestica è spesso al centro dell’attenzione della Mancinelli, e il gusto descrittivo delle pietanze riporta ai sontuosi pranzi medievali, dove la carne assume un’importanza di tutto rispetto; ma lo sono anche le più povere torte d’erbe di campo, i pulmentaria monacali, i sapidi caci, le preziose lenticchie giunte dalle terre crociate, consueti protagonisti della quotidianità monastica e del suo regime alimentare.

La tavola di Odilia è specchio della festosità dell’animo della badessa, e si veste dei fiori colti al mattino. Ed è proprio lo sbocciare di un fiore a segnare il secondo miracolo del monastero. Dopo una primavera di piogge torrenziali un gelsomino, dono gentile di terre lontane, illumina la ripresa del monastero, e fa di una vecchia badessa parente di Odilia, e sua omonima, quella santa che in vita non fu mai. Perché la santità è un monito a glorificare la vita che Dio ci ha donato, anche se della vita conosciamo solo ciò che è di terreno.

L’atmosfera radiosa del romanzo si diffonde tramite la scrittura. L’andamento paratattico ed il perfetto bilanciamento delle frasi disegnano periodi a volte ampi, a volte più essenziali, ma sempre luminosi ed estremamente musicali. Una musicalità che richiama innegabilmente gli scrittori medievali e che è presente nella Mancinelli sin dagli esordi letterari: nei Dodici abati di Challant si avverte chiaramente la presenza del cursus, un particolare andamento ritmico dei cola finali del periodo, espediente retorico mutuato dagli autori classici e tipico dello stile epistolare del tardo Medioevo.

Nel Miracolo di Santa Odilia la scrittura si fa più snella, meno manieristica, segno di un’acquisita maturità della scrittrice nei confronti della materia medievale e soprattutto della retorica. In questa seconda prova dell’Autrice la parola si carica di sonorità nuove, le frasi culminano armonicamente nella dittologie esemplificative, i paesaggi plastici e delicati sono miniature che trasportano il lettore nel sapore della fiaba.

Per tutti coloro che si aspettano di leggere “un romanzo e non un libro di storia”, come scrive la Mancinelli. Perché secondo la scrittrice un romanzo “è un discorso fatto, anzitutto, con se stessi”.

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  • Amelia

    Ho letto Laura Mancinelli per la prima volta a dodici anni,da allora l’ho sempre ritrovata come un luogo sereno nel quale entrare nei momenti più frenetici. Mi piace quello che dici della sua scrittura e aggiungerei che c’è una narrazione del mondo allo stesso tempo estranea, perchè ambientata in un tempo ormai remoto, e quotidiana, perchè fa riferimento a cose che per tradizione ci portiamo appresso da secoli

  • Amelia

    Ho letto Laura Mancinelli per la prima volta a dodici anni,da allora l’ho sempre ritrovata come un luogo sereno nel quale entrare nei momenti più frenetici. Mi piace quello che dici della sua scrittura e aggiungerei che c’è una narrazione del mondo allo stesso tempo estranea, perchè ambientata in un tempo ormai remoto, e quotidiana, perchè fa riferimento a cose che per tradizione ci portiamo appresso da secoli

  • http://www.bosina.net Bosina

    Grazie per il tuo riscontro. La sensazione che io ho quando leggo questo filone della Mancinelli è di catapultarmi nel Medioevo a partire dalla scrittura. Non so se hai presente “I dodici abati di Challant” ma la prima parte sembra quasi una traduzione di un testo mediolatino. Un abbraccio

  • http://www.bosina.net Bosina

    Grazie per il tuo riscontro. La sensazione che io ho quando leggo questo filone della Mancinelli è di catapultarmi nel Medioevo a partire dalla scrittura. Non so se hai presente “I dodici abati di Challant” ma la prima parte sembra quasi una traduzione di un testo mediolatino. Un abbraccio

  • anna

    ho appena letto dello stesso romanzo in LA GRANDE FESTA di Dacia Maraini e devo dire che non l’avrei riconosciuto

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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