Il mare in fondo alla strada, Bernini

Scritto da: il 07.07.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Il mare in fondo alla strada - BerniniChe belli, gli anni Ottanta. Non credo sia un caso che il “revival” a cui assistiamo e che riporta alla luce film, canzoni, cartoni animati e addirittura capi di vestiario (siete pronti per il ritorno dei jeans a vita alta?) abbia un’accoglienza così calorosa. Il perché è facile da trovare: l’atmosfera di allora ha ancora un profumo di pulito per coloro che oggi veleggiano attorno ai trent’anni.

I puffi imperversavano in tv, Snoopy sui diari scolastici e alla radio facevano il loro esordio Madonna e Michael Jackson. Tutto sembrava, chissà perché, più luminoso e sincero. E luminoso e sincero è il libro di Marco Bernini, Il mare in fondo alla strada, edito dalla Società Editrice Fiorentina (SEF) che già nel febbraio del 2008 aveva pubblicato I racconti della balaustra, primo libro della trilogia.

Il protagonista è Marco (e non credo che la corrispondenza tra il nome del personaggio e dell’autore siano puramente casuali), quindicenne di Livorno, che si muove sullo sfondo della sfolgorante estate 1986 con i suoi amici più cari: Tony, Maso e Bitta. Insieme a loro ce ne andiamo a spasso per la città toscana, ci mettiamo in mostra davanti alle ragazzine in spiaggia, assistiamo ai piccoli successi così come ai clamorosi disastri sentimentali che hanno caratterizzato l’adolescenza di ciascuno di noi in un periodo in cui ancora telefonini e social networks erano mezzi da fantascienza e i ragazzini fantasticavano attorno ad un bacio o ad un ballo lento che permettesse un piccolo abbraccio.

Per il nostro eroe, in particolare, le speranze, i batticuori e le delusioni sono legati ad una misteriosa Lei, una ragazza un po’ più grande, più maliziosa, sempre pronta a gettare l’esca per poi ritirarla precipitosamente. Lei che aleggia anche solo come pensiero nell’immaginario di Marco e non vuol sparire, nonostante i tentativi di distrazione che lui cerca di tenere in piedi, con ragazzine più tenere, sincere e abbordabili. Il percorso di crescita raccontato in questo libro ha toni leggeri, ma non è indolore e questo si evince dalle ultime pagine, che non vi svelo, perché per me sono state una piccola e gradevole sorpresa.

La facilità con cui ci si rispecchia in Marco e nei suoi amici è data sia dalla ricchezza dei particolari “d’epoca” (ad esempio è ottima l’idea di intitolare ogni capitolo con una canzone in voga allora) che dallo stile scorrevole, frizzante ed in un certo senso familiare anche per chi come me non è toscano. Alcuni modi di dire della parlata livornese si evincono facilmente dal contesto e consentono al lettore di tuffarsi in pieno nell’ambiente che si viene a creare con grande precisione. Il punto di vista soggettivo ci dà l’idea di una raccolta di ricordi preziosi ed è come se l’autore volesse farcene dono.

L’edizione mi pare molto curata: la copertina ad opera di Lorenzo Montagni ed Andrea Tasso è un simpatico “fumetto” che si adatta benissimo allo spirito del libro; anche l’editing e la correzione di bozze si rivelano ottimi (infatti il testo è sempre coerente e non esistono refusi).

Il mare in fondo alla strada non sarà forse il capolavoro del secolo, ma è un delicato esempio di come i ricordi possano essere raccolti ed offerti ad un pubblico, creando un intrattenimento allo stesso tempo spiritoso e malinconico. Essendo anche piuttosto breve (nemmeno un centinaio di pagine) è l’ideale per essere infilato nelle borse da mare e potrebbe essere una compagnia più che piacevole sotto l’ombrellone in attesa di un seguito che – si vocifera – dovrebbe arrivare a breve.

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