Il libro dei libri perduti, Kelly

Scritto da: il 25.07.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @IBSI bibliomani spesso rimpiangono la perdita delle grandi biblioteche dell’antichità: dai testi di Alessandria alla biblioteca di Baghdad le fiamme hanno avvolto e ridotto in cenere gran parte delle opere antiche, impedendo ai posteri di formarsene una propria opinione.

Capita infatti che vengano considerate “capolavori classici” senza che nessuno abbia mai potuto leggerne una riga, se non dalle citazioni di altri autori loro contemporanei sopravvissuti all’erosione dei secoli. Il libro dei libri perduti cerca di tracciare la storia di questi capolavori perduti, attraverso la ricostruzione delle fonti.

Non è però da considerare un saggio, non troverete note o bibliografie; piuttosto è un racconto degli strani percorsi che portano alcuni libri alla scomparsa ed altri alla persistenza nel tempo.
Kelly ci accompagna dal periodo greco fino all’epoca moderna di libro perduto in libro perduto, facendo riaffiorare dall’oblio gli autori di cui ha trovato notizia. Lo fa senza trascurare le letterature “alternative”, l’araba, l’asiatica, benché gran parte dell’opera sia dedicata agli autori inglesi.

La parte interessante è costituita dagli aneddoti sui motivi delle distruzioni dei manoscritti e sui loro autori, che immaginiamo grandi, colti, al di sopra delle umane vanità, e che invece sono spesso stati esseri un po’ meschini, paranoici, folli. Uno per tutti Alexander Pope, immortalato nella sua vastissima cultura e nel suo pessimo carattere.

Insomma uno libro non troppo scientifico, ma abbastanza documentato da incuriosire sulle sorti dei libri che il “Caso” ha smarrito. Di cui alcuni, sicuramente, sono migliori nell’oblio che nella realtà. La scrittura non è sempre lineare come avrei gradito, ed alcuni passaggi vanno riletti perché confusionari, ma nel complesso è stato un ottimo spunto per letture a venire.

In ogni caso un buon punto d’inizio per rintracciare opere e scrittori un po’ anonimi e riconsiderarli nella loro veste di uomini piuttosto che di Autori.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Insomma, una specie di Indiana Jones questo Kelly

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Insomma, una specie di Indiana Jones questo Kelly

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non proprio, ha fatto un lavoro più desk…
    In compenso mi ha fatto scoprire le tre “trame perfette”, su cui molti autori concordano.

  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    Non proprio, ha fatto un lavoro più desk…
    In compenso mi ha fatto scoprire le tre “trame perfette”, su cui molti autori concordano.

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