Il gusto del sangue, Héléna

Scritto da: il 23.01.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Il gusto del sangue - André HélénaEssendo allo stesso tempo un amante del noir e degli scrittori da (ri)scoprire, quando mi sono trovato fra le mani Il gusto del sangue, di André Héléna, la curiosità era comprensibilmente a un ottimo livello.

Héléna lo scopro essere un autore francese del dopoguerra, un autentico macinatore di libri e di generi, capace sotto vari pseudonimi di spaziare dal pulp al porno, coprendo con un’attività intensissima un ampio spettro della narrativa “di genere” con un eclettismo davvero invidiabile.

Questo romanzo è invece un noir ambientato sul finire della seconda guerra mondiale e dell‘occupazione tedesca in Francia, e ha per protagonista un ragazzo ventenne, piuttosto disadattato, incapace di relazionarsi con le donne, che trova nell’omicidio la via più rapida per sentirsi uomo e sentirsi vivo.

Dapprima coinvolto piuttosto casualmente nel giro di traffici che gli mette subito una Luger in mano, la prima uccisione gli fa subito provare un piacere descritto dall’autore in maniera quasi sessuale, il “gusto del sangue” del titolo per l’appunto, che ben presto si trasforma in una autentica dipendenza, e che arriva a fare di lui un essere demoniaco, senza scrupoli e senza morale, che ben presto, al termine dell’occupazione tedesca e della sua attività di killer prezzolato, si ritrova a precipitare in una spirale distruttiva inevitabilmente rovinosa.

C’è in tutta la narrazione una prosa asciutta e allo stesso tempo fedele ai canoni del genere, il gusto della disperazione e della solitudine, il tema della diversità e dell’escluso che si trasforma in demone vendicatore, solo contro tutto e tutti.

Poi magari molti spunti sono poco più che accennati e Jacques Vallon rimane a volte un protagonista un po’ bidimensionale che non riesce a suscitare grossa simpatia nel lettore, come tante volte riesce invece a certi “dannati” della letteratura e del cinema. Ironia della sorte, rimane un mostro tutto sommato anche per noi, privato com’è di alcun tipo di redenzione fino all’ultima pagina.

A noi rimane una lettura piacevole, apprezzabile soprattutto dagli amanti del genere, tranquillamente “sopravvolabile” dagli altri ma comunque agile e a volte sorprendentemente moderna. Buona per esempio con una Bonarda leggera.

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