Il gioco dell’angelo, Zafon

Scritto da: il 26.01.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

gioco dell'angeloDopo il successo mondiale ottenuto con L’Ombra del Vento, Carlos Ruiz Zafon ci accompagna di nuovo tra le ramblas, anticipando gli eventi di una ventina d’anni e fornendoci così una sorta di prequel alle vicende che ci ha narrato nel suo primo bestseller.

Il protagonista del  Gioco dell’Angelo è David Martìn, che da sempre coltiva il sogno di diventare scrittore. Grazie al proprio talento e all’attenzione del conte Vidal, che lo protegge fin dall’infanzia, riesce a pubblicare alcuni suoi racconti.

Per sdebitarsi, riscrive allora un manoscritto di Vidal e nello stesso tempo lavora ad un libro suo, sacrificando rapporti interpersonali e salute. Le due opere escono nel solito giorno, ma, mentre il libro di Vidal è un grande successo, quello di Martin si rivela un fiasco. Il giovane ha a che fare con duri contraccolpi anche quando scopre di essere affetto da un male incurabile e viene a conoscenza del matrimonio tra Cristina, il suo grande amore di sempre, e il suo mentore ed amico.

Proprio in questo periodo di disperazione, un misterioso editore si fa avanti per commissionare a David un’opera monumentale, destinata a cambiare la storia.
Oltre ad un’ingente somma di denaro, la ricompensa sembra essere la guarigione completa.
Tuttavia, mentre lavora per documentarsi, David viene a conoscenza di diversi inquietanti particolari sul suo misterioso principale e dovrà destreggiarsi attraverso un dedalo di pericoli e complotti tesi per impossessarsi di qualcosa di ancora più prezioso della sua vita.

Al di là della storia intricata e stimolante, i motivi per cui è possibile apprezzare Il gioco dell’Angelo sono moltissimi: innanzi tutto si tratta di una dichiarazione d’amore di Zafon al proprio mestiere. Certo, è un amore non sempre facile, tormentato, che induce a moltissime rinunce, ma proprio per questo è più sanguigno, vero. La passione che anima lo scrittore è la stessa che muove il protagonista (guarda caso, scrittore anche lui!) e lo spinge a proseguire nonostante il labirinto si faccia più torbido ad ogni passo.

Quel labirinto non è solo Barcellona, o il Cimitero dei Libri Dimenticati, ma l’animo stesso di David che deve affrontare un nemico all’apparenza invincibile: il proprio Ego. Le lusinghe dell’editore Corelli, infatti, che gli richiede di scrivere un testo che crei addirittura una nuova religione, che stravolga ogni punto di vista conosciuto e che cambi dunque il mondo, non sono forse l’apoteosi di un delirio? Il fatto che David accetti la commissione ci suggerisce quanto qualcosa di oscuro dentro di lui lo abbia convinto di avere le capacità per ottemperare all’arduo compito ed è molto appassionante osservare il percorso dell’uomo attraverso meandri sia mentali che fisici, alla scoperta del proprio vero Io.

Oltre a ciò abbiamo il piano del thriller, in cui il romanzo è splendidamente calato, grazie alle mosse di Corelli, individuo sempre in bilico tra l’angelico e il demoniaco e per questo uno dei personaggi più attraenti della storia. Inoltre, sono molti i personaggi di contorno degni di nota: il vecchio libraio Sempere, che è un po’ il padre che David ha sempre voluto; Cristina, la donna amata, una fanciulla piena di contraddizioni ma angelicata dagli occhi dell’innamorato; Isabella, una giovanissima aspirante scrittrice che si innamora di David e si installa per un periodo in casa sua, salvandogli in qualche modo la vita.

Ecco, quest’ultima è forse la personalità che più mi ha colpita, creando in me un senso di identificazione e tenerezza insieme. E infine c’è l’avvocato Diego Marlasca, il precedente inquilino della casa in cui David è andato ad abitare, che dall’oltretomba sembra ancora interferire nella vita del protagonista, grazie ad un non specificato legame con Corelli. Ognuno di questi personaggi compone un tassello importante di un puzzle che in principio sembra irrisolvibile sul piano del reale e che viene invece portato a compimento con una sequenza di colpi di scena ben congegnati.

La corposità del testo è bilanciata dall’assoluto equilibrio dello stile: pur non scrivendo in modo scarno, Zafon evita qualsiasi appesantimento, centrando uno ad uno i propri bersagli e mantenendo viva l’attenzione per quasi settecento pagine, qualità che penso si possa attribuire solo agli scrittori di razza.

La conclusione, che si arricchisce di un elemento fantastico inaspettato, vira sul malinconico e non lascia l’amaro in bocca ma, anzi, invoglia a scoprire quale sarà il terzo libro della serie, giacché l’autore ha dichiarato di avere in mente una quadrilogia che esaurisca completamente l’impianto dell’opera.

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