Il fantasma di un amore, Lettera di una sconosciuta, Zweig

Scritto da: il 19.11.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Non è la prima volta che trattiamo di Stefan Zweig (1881-1942), lo facemmo col libriccino Mendel dei libri nel settembre 2008.

In Lettera di una sconosciuta (Brief einer Unbekannten) del 1922 e da cui, nel 1948 fu tratto anche un film, la situazione è completamente diversa. Un bel giorno, un noto scrittore austriaco (lo stesso Zweig? Nella finzione è probabile), con la posta riceve una lettera di una giovane donna che gli dice che sarà morta nel momento in cui lui si accingerà a leggere questa sua lunga missiva, nella quale lei gli confessa e racconta il suo fortissimo, assoluto sentimento d’amore e devozione che lei ha provato per lui sin dall’infanzia e per tutta la vita. E anche dopo, s’intuirà in un finale molto poetico.

Il fortunato destinatario di questo amore è, si è detto, un famoso scrittore, scapolo impenitente, pieno di amici e, soprattutto, di “amiche”, fra cui, in tempi diversi, anche questa sconosciuta donna innamorata di cui, però, con grande dispiacere di lei, mai si è accorto e, quindi, ha riconosciuto essere la bambina che abitava nell’appartamento dirimpetto al suo, e, successivamente, la giovane ragazza con cui aveva passato la notte dieci anni prima e, en passant, aveva fatto anche un figlio ora purtroppo morto e del quale non gli aveva mai resa nota la nascita.

Per lui, lei era una delle tante, come si suol dire, con cui avere un’avventura e di cui non era stato nemmeno necessario conoscere il nome. Non sarà neanche stato necessario ma molto improbabile direi! E se lei non voleva rivelarsi e farsi riconoscere (ma per tutto il lungo racconto non sembra desiderar altro che l’esatto contrario!), avrebbe potuto dare almeno un nome fasullo!

Ma è inutile discutere e argomentare: gli scrittori, non son tenuti a scrivere come vorremmo noi! Ciò non toglie che certi comportamenti dei due i protagonisti non sembrino del tutto giustificati e realistici, il che, significa incongruenti sul piano narrativo. A parte questo possibile appunto, il testo è ben scritto (avrebbe potuto essere altrimenti, trattandosi di Zweig?) e la storia è commovente al punto giusto, ossia senza essere strappalacrime a comando.

È anche originale nel suo genere se si pensa che le storie d’amore – al pari dei polizieschi e un po’ meno nella fantascienza – non consentono grandi fantasie combinatorie: un lui e una lei devono esserci e devono, per di più, incontrarsi in qualche modo. Qui l’originalità sta nel fatto che quando viene rivelato, il sentimento c’è già stato, è finito. Ma non esaurito come si può intuire nell’ultima pagina allorché lo scrittore termina la lettura della lettera: “fu come se, all’improvviso, una mano invisibile avesse aperto una porta e una corrente fredda fosse penetrata da un altro mondo nella quiete della sua stanza.” Che altro può essere questa “creatura invisibile” se non il fantasma di un grande amore?

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