Il diario perduto di Jane Austen, Syrie

Scritto da: il 01.12.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Qualche anno fa durante i lavori di rifacimento di Manor House, un cottage dove Jane Austen trascorse alcuni anni della sua vita, venne ritrovato un antico manoscritto. Non è difficile immaginare l’emozione che serpeggiò nel mondo letterario quando ci si avvide che esso non era altro che uno scritto di pugno proprio della famosa autrice di Orgoglio e Pregiudizio, delle memorie che raccontavano due anni preziosi della sua vita, dalla morte del padre fino al 1817.

Di quel periodo, l’autrice ci svela dei retroscena curiosi: la genesi definitiva di due dei suoi migliori romanzi ma soprattutto delle vicende personali, fino a quel momento sconosciute, legate all’amore per un uomo, l’unico vero legame del genere mai contratto dalla sfortunata autrice destinata a morire giovane. Ovviamente, nulla di quanto sopra ho scritto corrisponde a verità. Vi ho semplicemente raccontato l’artefatto letterario che si nasconde dietro Il diario perduto di Jane Austen, primo romanzo dell’autrice americana Syrie James che ne ha decretato il successo mondiale.

Il libro l’ho letto – anzi divorato – in due giorni, quindi non posso proprio dire che non mi sia piaciuto. Ne ho apprezzata la freschezza, lo stile scorrevole e mai tedioso e la sensazione di trovarsi catapultati dentro un romanzo di Jane Austen. E quest’ultimo punto è forse anche la cosa più negativa del libro, anche se dirlo può sembrare un apparente controsenso: ho trovato la protagonista molto, troppo somigliante, a Elizabeth Bennet e mi sono imbattuta in un rapporto tra sorelle, quello tra la famosa autrice e Cassandra, che ricorda da vicino quello tra Lizzie e sua sorella Jane.

Infine, la scelta di Syrie James di “farci credere”, all’interno della sua finzione letteraria, che molte delle vicende raccontate da Jane Austen nei suoi libri più famosi avessero risvolti personali ha fatto sì che questo “Diario perduto” assomigli troppo a una fan fiction per meritarsi il vero applauso da tributare a un romanzo originale. Ma tant’è, alla fine dall’altra parte dell’oceano tutto ciò è davvero molto apprezzato, se si guarda con attenzione le classifiche dei più venduti quindi chi sono io per dire che non va bene?

Del resto, anche se secondo me il libro rimane un’operazione commerciale di un editore molto furbo, è comunque una furberia piacevole e grazie al cielo fatta scrivere da qualcuno che sa farlo. Quindi perché non approfittarne per prendersi un piacevole svago di un paio d’ore?

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