Il commissario Pepe, Facco De La Garda

Scritto da: il 17.11.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Il commissario Pepe di Ugo Facco de Lagarda, si colloca in maniera un po’ atipica rispetto al giallo italiano (ma forse potremmo dire rispetto al giallo in generale): uscito nel 1964 per la Neri Pozza, presenta alla scena italiana il commissario Gennaro Pepe che, al contrario di quanto il nome possa far pensare, si muove in una non meglio identificata cittadina settentrionale.

Uomo tormentato e problematico come saranno altri poliziotti dopo di lui (convive con il lutto per la scomparsa della moglie e dell’unico figlio maschio) conduce il suo non difficile lavoro di commissario in un piccolo borgo dove, per sua stessa ammissione, non succede mai nulla.

Ma il 20 aprile 1964 due voluminose quanto spinose pratiche vengono depositate sulla sua scrivania: “Villa Norma” e “piazza Cavour 113” sono fastidi e guai di cui chiunque vorrebbe dimenticarsi e sono state gettate con fastidio sul tavolo di Pepe. Dietro un velo di ipocrisia che nessuno vuole davvero sollevare, Villa Norma si staglia nel tranquillo e ricco borgo settentrionale come una casa d’appuntamenti per le personalità bene del luogo, dove a concedere i loro favori sessuali, per noia e spirito di trasgressione più che per denaro, sono anche minorenni a loro volta appartenenti alla stessa buona società.

Parlavo di giallo atipico, o almeno così l’ho percepito io, per almeno alcuni motivi. Anzitutto rimane una creazione isolata nel panorama letterario di Lagarda: non ci saranno (purtroppo, lasciatemele dire) altre indagini del commissario Pepe. Inoltre, a fare da leit motiv all’intera vicenda non è un fatto di sangue: nessuno viene ucciso. C’è uno scandalo che forse, negli anni seguenti il secondo dopoguerra di un’Italia che stava premendo sull’acceleratore della propria rinascita economica, era peggio di un assassinio.

Ne esce un giallo forse sul filo della trasgressione, sicuramente particolare, di certo scritto con vera maestria. Pubblicato per la prima volta ormai quaranta e passi anni fa, è stato ripreso l’anno scorso dalla stessa casa editrice e pubblicato nella collana Giano, per la serie “A volte ritornano”, per parafrasare un celebre racconto di King. Per fortuna, mi viene da dire.

Un libro che piacerà sicuramente a chi nella sua libreria non si fa mancare nessuna delle pietre miliari del giallo nostrano.

  • Franzato

    Il nome dell’Autore è spesso nominato qui nel veneziano o in ambiente letterario veneto.Se non ricordo male il commissario Pepe non è un fil con Tognazzi?

  • Only

    Esatto! Pochi anni dopo l’uscita del libro Ettore Scola, niente popò di meno che, ne trasse un film con Ugo Tognazzi e Silvia Dionisio.

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