Il club Dumas, Pérez-Reverte

Scritto da: il 14.05.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Il Club Dumas – Arturo Pérez-ReverteIl diavolo, si sa, non è sempre brutto come lo si dipinge. E le sue strade si incrociano spesso coi libri e con la letteratura. Questo lo sa bene Arturo Pérez-Reverte, autore di questo romanzo uscito nel 1993, Il club Dumas, da cui Roman Polanski trasse, con buona dose di libertà, il suo La nona porta col sempre ottimo Johnny Depp.

Si tratta di un thriller piuttosto ben costruito, che paga più d’un tributo a Umberto Eco, il quale peraltro viene omaggiato piuttosto esplicitamente almeno due volte nel corso del racconto, e che intreccia abilmente la quest del protagonista, il “detective di libri” Lucas Corso, su un doppio binario, che se da una parte porta sulle tracce di un manoscritto di Alexandre Dumas padre, dall’altra conduce a una sulfurea ricerca intorno a un libro antico e diabolico, “Le nove porte del Regno delle Ombre”.

Ora, a un veneto, Regno delle Ombre suonerebbe pure promettente, visto che – a beneficio del resto d’Italia – ricordo che da queste parti l’”ombra” altro non è che il bicchiere di vino, ma in realtà si tratta proprio di evocazioni diaboliche, con tutto ciò che di nefasto ne consegue. Anche se non tutti i diavoli di cui si parla nel romanzo, badate, sono così spiacevoli.

Ovviamente trattandosi di un libro che parla di libri, le citazioni e i rimandi letterari sono innumerevoli ed espliciti, ma il gioco di specchi autore/lettore/narratore funziona e riserva un paio di buone intuizioni che lasciano piuttosto soddisfatti. Anche perché Lucas Corso è un protagonista che, lungi dall’essere un eroe a 360 gradi, di quelli canonici, si fa volere bene suo malgrado.

Non è un granché come uomo d’azione, si fa fregare come un pollo in più di un’occasione, non è esattamente un idealista e nemmeno molto simpatico… ma insomma ci piace forse proprio per questo.

Da leggere, se non proprio con un dumasiano “vino d’Angiò”, con un’ombra di Petit Verdot.

  • E

    Leggendo la tua recensione mi rendo conto di non averlo proprio capito, l’ho trovato infatti piuttosto noioso mah…

  • E

    Leggendo la tua recensione mi rendo conto di non averlo proprio capito, l’ho trovato infatti piuttosto noioso mah…

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