Il Castello bianco, Oran Pamuk

Scritto da: il 06.05.08
Articolo scritto da . Ventisette anni portati male. Editor, editore, rockstar (fallita), sceneggiatore di fumetti, professore d'Italiano e autore di racconti, ecco alcune delle mie tante vite. Attualmente suono con i Gammazita e dedico gran parte del tempo che ho a disposizione alle mie passioni: i libri, le chitarre e la mia ragazza (rigorosamente in quest’ordine). Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all’estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra.

Copertina @EinaudiIl castello bianco (titolo originale Beyaz Kale) pubblicato in Turchia nel 1985 e tradotto per la prima volta in italiano nel 1992 (edito da Frassinelli con il titolo di Roccalba, poi dall’Einaudi), è il terzo romanzo del premio Nobel Orhan Pamuk.

Pamuk, noto alle cronache anche per le vicissitudini giudiziarie che seguirono la sue dichiarazioni sul genocidio di Armeni e Curdi da parte dei Turchi durante la Prima Guerra Mondiale, è scrittore raffinato e impegnato. Le sue opere vengono spesso lette nell’ottica del confronto/scontro tra Occidente e Oriente, tra cultura giudaico-cristiana e Islam; ed Il castello bianco, agli occhi dei più, non si sottrae certo a questo dualismo.

Due uomini, un gentiluomo veneziano catturato dai pirati e un astrologo turco, si assomigliano come due gocce d’acqua e vivono a stretto contatto: uno schiavo, l’altro padrone. I due lavorano insieme: studiano, si studiano, dibattono di astrologia e biologia, debellano un’epidemia di peste, discutono, litigano, si raccontano e si confondono l’uno con l’altro, fino a che non ci è più dato sapere chi sia a parlarci dalle pagine del libro.

Questo confondersi, anzi questo fondersi d’identità tra un cristiano e un musulmano, è certamente metafora dell’incontro/scontro tra le due sopraccitate culture, ma è prima di tutto ricerca di sé, della propria identità (da notare come non ci sia dato sapere i nomi dei due protagonisti).

Solo dopo che il confronto tra il maestro e il gentiluomo veneziano ha maturato i suoi frutti, dopo che il loro scambio di coscienze e conoscenze è giunto alla fine, il lettore può, a libro chiuso, riflettere sull’incontro tra le due culture, a patto però di tenere bene a mente che qualunque incontro è innanzitutto un confronto tra uomini, entità concrete non facilmente riconducibili a una, spesso comoda, astratta schematizzazione.

  • http://liblog.bloglist.it/ livia

    Da quel che leggo mi ricorda molto un racconto di Dürrenmatt, dal titolo “Abu Chanifa e Anan ben David”, in cui la riflessione si incentrava sull’incontro di un ebreo e un musulmano. Sarebbe interessante leggerli entrambi e confrontarli.

  • http://liblog.bloglist.it/ livia

    Da quel che leggo mi ricorda molto un racconto di Dürrenmatt, dal titolo “Abu Chanifa e Anan ben David”, in cui la riflessione si incentrava sull’incontro di un ebreo e un musulmano. Sarebbe interessante leggerli entrambi e confrontarli.

  • Giacomo

    Pamuk è un grande scrittore…sono d’accordo poi con il discorso del rapporto oriente-occidente che è prima di tutto tra uomini

  • Giacomo

    Pamuk è un grande scrittore…sono d’accordo poi con il discorso del rapporto oriente-occidente che è prima di tutto tra uomini

  • riccardo

    chi rimane in turchia??>>???

  • riccardo

    chi rimane in turchia??>>???

  • francesco

    [editato dall'Admin per linguaggio scurrile]

  • francesco

    [editato dall'Admin per linguaggio scurrile]

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Riccardo, sei vuoi te lo dico chi rimane in Turchia, ma tolgo suspence ai futuri lettori!

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    Riccardo, sei vuoi te lo dico chi rimane in Turchia, ma tolgo suspence ai futuri lettori!

  • http://liblog.bloglist.it Caym, alias Livia

    Magari se proprio ci tiene diglielo in via privata, ma non qui, dove faresti solo spoiler.

  • http://liblog.bloglist.it Caym, alias Livia

    Magari se proprio ci tiene diglielo in via privata, ma non qui, dove faresti solo spoiler.

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