Il capro espiatorio, Du Maurier

Scritto da: il 03.02.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Prima o poi vi parlerò, in questa sede, di quel Rebecca che diede tanta fama a Daphne du Maurier, grazie anche al genio di un regista come Alfred Hitchcock che ne trasse un film splendido nell’ormai lontano 1940. Ve ne parlerò, dicevo, ma non adesso.

Ora lasciate che vi presenti una chicca della scrittrice: non uno dei suoi romanzi più conosciuti, ma sicuramente uno dei più belli, scritto nel 1957 e arrivato finalmente in Italia nel 2009 a opera del Saggiatore, Il capro espiatorio.

Il Capro espiatorio è John, giovane professore londinese che come ogni anno sta trascorrendo i mesi estivi in Francia. Uomo dal carattere mite e riflessivo, prova tiepida amarezza per una vita che conduce in solitudine e senza scopo apparente.

Le sue vacanze sono quasi giunte al termine, è in un paese della provincia francese a bere il bicchiere della staffa del suo viaggio quando la sua vita cambia per sempre. Proprio al bancone del piccolo bar dove si trova incontra il conte Jean De Gué, il suo sosia perfetto. Dopo il primo attimo di smarrimento, in cui si osservano increduli, John e il suo doppio si sento attratti l’uno verso l’altro e passano la serata insieme, allacciando i fili di uno strano legame che in John suscita insieme ripulsa e curiosità e lo spinge a cercare conforto nello stordimento dell’alcol che Jean fa scorrere a fiumi.

Il mattino dopo l’inglese si risveglia in un hotel di infimo ordine e scopre che il suo gemello è sparito, e con esso la sua identità. I suoi vestiti, la sua auto, tutti i suoi documenti sono scomparsi: sono rimasti quelli del conte e c’è un uomo di nome Gaston, l’autista del nobile, che attende di riportarlo a casa.

John, reso confuso della sbornia e dall’incredibile situazione, sceglie momentaneamente di tacere: si mette nelle mani del servitore, lasciandosi portare alla proprietà del nobile. Il momento successivo in cui rivelare il vero sé stesso non arriva prima che il timido professore si ritrovi mani e piedi imbrigliato nell’identità affascinante del conte. Entrando nella sua casa infatti, John si renderà conto ben presto che la somiglianza tra lui e il suo alter ego si ferma all’aspetto fisico: il conte de Gué é seduttivo, passionale, volubile ed egocentrico. Un uomo capace di suscitare negli altri odio, amore, invidia e rabbia.

John finisce oppresso dai sentimenti contrastanti dei familiari di Jean, di emozioni di cui non ha merito o colpa ma alle quali decide, quasi inconsciamente, di far fronte. Schiacciato dalla personalità suadente del conte e dal retaggio che gli ha lasciato finirà per perdere di vista il proprio io e a confondere l’attore con il personaggio.

Thriller improntato sulla fine indagine psicologica, Il Capro espiatorio procede con eclatanti colpi di scena ma anche su una serrata e quasi morbosa indagine sulla personalità umana. Raccontato tutto dal punto di vista del professore londinese, che si dichiara in più punti l’ombra di Jean De Guè, il lettore viene confuso dall’abilità della du Maurier: i sosia perfetti si fondono in una sola identità che ci appare una chiara e lucida unione di due sagome confuse.

Il vero protagonista del libro é Jean De Gué, ma non quello autentico bensì quello impersonato da John. L’anima reale del conte rimane in ombra, celata nei pensieri dei familiari, parzialmente dedotta dalle azioni e dagli sbagli della sua vita ma mai davvero rivelata. Anche il vero io di John ci è nascosto: sopraffatto dalla nuova personalità rimane celato dietro di essa come un volto nascosto da una maschera. Non se ne trova traccia se non nei pochi indizi lasciati da colui che gli ha rubato la vita ed è corso a Londra a impersonarla.

Un gran bel libro, uno di quelli che non si dimentica facilmente perché si fa amare per la sua trama ideata con classe e sviluppata con vera ispirazione. Se amate incondizionatamente le grandi dame della letteratura britannica, non dovete assolutamente lasciarvelo sfuggire.

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