Il buon Dio se ne frega, Héléna

Scritto da: il 18.09.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

il buon dio se ne frega - HélénaPioggia incessante, storie di perdenti, di vinti… uomini che vivono la strada come cani randagi. Sembra di essere in una canzone di Tom Waits, con i suoi rain dogs sulla low side of the road, con i suoi racconti di vite al margine. Con la sua America dai sogni infranti.

E invece siamo in Francia, siamo nel dopoguerra, siamo in un romanzo di André Héléna, che con questo Il buon Dio se ne frega ci offre un noir convinto e convincente, malinconico e crepuscolare, con un protagonista scolpito assai bene che narra in prima persona la sua parabola (inevitabilmente discendente) di omicida ed evaso.

Felix Froment è infatti un galeotto della Guyana francese che fugge dall’Isola del Diavolo e invece di godersi i pregi di una vita da fuggiasco in Sudamerica decide di tornare al borgo natio, compie una rapina in una gioielleria che gli frutta un discreto bottino ma ben presto ricomincia a sentire sul collo il fiato della polizia: ovviamente, l’inizio della fine.

E sono questi i giorni che vengono raccontati nel romanzo, giorni passati a guardare la pioggia dalle vetrate di un grigio alberghetto di periferia, fra piccoli malviventi, spacciatori, ricettatori, e una giovane cameriera del cui candore persino un uomo come Felix si può innamorare, sperando per qualche momento in una vita diversa. Forse anche in una redenzione.

Punto di forza del racconto non è qui l’azione ma sono le riflessioni che il protagonista ci regala, frutto dei giorni passati a scrutare se stesso e le misere esistenze che lo circondano, pregne dello stesso disilluso cinismo che permea il titolo ma anche capaci di sguardi sinceri e umanissimi sui concetti di colpa e di pietà. Pagine che donano a questo romanzo uno spessore che altri racconti di Héléna non possiedono, o possiedono in misura più vaga ed accennata, e che fanno di Felix Froment un personaggio nettamente più tridimensionale e complesso di altri protagonisti Héleniani.

Un vinto cui potrebbe avere prestato il volto un più giovane De Niro, o un grandissimo Gastone Moschin in stile Milano Calibro 9, un antieroe che probabilmente usa un linguaggio forse anche troppo ricercato per essere totalmente credibile nel contesto in cui ci viene proposto, ma questo è un peccato veniale cui tutto sommato possiamo passare sopra volentieri.

Un noir piovoso e assolutamente raccomandato, con un Cabernet Franc deciso a farvi compagnia.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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