Il bello, il brutto e il sublime – Attentato, Nothomb

Scritto da: il 29.06.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Attentato – Amélie NothombOgni tanto ho bisogno di leggere un autore collaudato, sulla cui arte e qualità essere tranquilla a priori. Così sono di nuovo alle prese con Amélie Nothomb, stavolta attraverso il romanzo Attentato, breve e denso come d’abitudine. A dispetto del titolo non si parla né di terrorismo né di rivolte armate.

Questa volta il tema centrale è il rapporto tra bello, brutto e sublime, dilemma filosofico antico e mai risolto – meglio ancora, irrisolvibile. Attualizzato, però, è tutt’altro che una dissertazione sui massimi sistemi: è reso vivo attraverso le incarnazioni dei personaggi principali, Ephiphane, Ethel e Xavier.

Da un lato Ephiphane Otos, il cui nome è più che simbolico, dato che la sua faccia somiglia in modo tragicomico a un grande orecchio; Otos è il brutto per antonomasia: deforme, piagato, inguardabile. Viene spesso accostato al brutto per antonomasia, Quasimodo, di cui però non possiede la purezza d’animo e l’ingenuità.

A fargli da contraltare Ethel, che è il sublime: non bellissima, non perfetta secondo canoni stabiliti, ma in grado di suscitare sentimenti “alti” nel nostro osservatore”. Infine Xavier, canonicamente bello e al contempo pieno di difetti morali, intellettuali e sentimentali che portano a disdegnarlo subito. Arrogante, presuntuoso, vacuo, falso, egoista; potete continuare aggiungendo altri appellativi deteriori, andranno bene quasi tutti.

Come sempre nei romanzi della Nothomb sono figure forti, intorno alle quali figurano di tanto in tanto piccole comparse. Dall’interazione di questi tre personaggi si dispiega un intero discorso sull’amore, una critica pungente alla superficialità della nostra società, un’analisi impietosa dei costumi del jet-set e dell’élite culturale, con una sagacia e leggerezza cui ormai siamo avvezzi.

Leggendo il diario di Otos, la sua lunga confessione a cuore aperto, finiamo col condividere il suo punto di vista, il suo modo, persino il suo amore. Finché non arriva la spiazzante parte finale, l’unica possibile (che per ovvie ragioni non vi racconterò).

Il tutto con lo stile fluido e pungente della Nothomb, diretto e cristallino; e con la cura editoriale che Voland mette sempre nei suoi volumi. Complice la dimensione del libro, si tratta di una lettura agile, anche se non proprio da ombrellone.

Consigliato a chi crede che il brutto, il bello e il sublime siano categorie che non appartengono al mondo fisico.

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