Il battello del delirio, R.R.Martin

Scritto da: il 27.10.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Per chi ama il genere orrorifico la Gargoyle books è da annotare: in un panorama internazionale dove sembra bastare che un libro parli di canini appuntiti perché sia pubblicabile, questa casa editrice dimostra di continuare un serio lavoro di “setaccio” in mezzo al mucchio.

Così, dopo quasi vent’anni di latitanza, ecco riproposto al pubblico italiano Il battello del Delirio, bella prova horror di un vero big del fantasy internazionale, a suo tempo pubblicato per quelli della Fanucci e ormai esaurito da tempo.

La storia che George R.R. Martin sceglie di narrarci ci trascina nel diciannovesimo secolo, lungo le rive del Mississippi: il grande fiume attraversa il profondo sud degli Stati Uniti trasportando sulle sue acque merci e persone in eleganti battelli che fanno a gara per conquistarsi il posto da leader sull’importante strada fluviale.

Qua nel 1857 viene varato anche il “Fevre Dream”, imbarcazione che concorre a frantumare tutti i record esistenti sul fiume: la splendida e velocissima creatura appartiene a una coppia d’affari abbastanza peculiare, quella costituita dal vecchio capitano Abner Marsh e dall’eccentrico e ricchissimo Joshua York.

La stramba società sembra avere successo nonostante le bizzarrie di York: le sue abitudine notturne, per dirne una, oppure la passione per uno strano vino che cura personalmente, infine la sua tendenza a ospitare sul battello amici che condividono le sue stramberie. Tutto ciò incuriosisce Marsh che però, in virtù del patto stretto alla nascita dell’accordo, non può porre domande al suo socio. Eppure molto presto il vecchio “lupo di fiume” verrà a conoscenza di ben più di quello che avrebbe gradito sapere e dovrà scegliere cosa fare, soprattutto quando dovrà chiedersi fin dove arrivano la stima e il rispetto che nutre per York e cosa è disposto a fare in loro nome…

Per chi non ama molto il vampiro “icona sexy” proposto dalla letteratura moderna, questo libro sarà una lieta sorpresa. Martin quasi trent’anni fa ha creato il suo personale popolo della notte, lontano quanto più si possa immaginare dai Cullen ma anche dagli asessuati non morti installati dalla Rice nella stessa parte del mondo giusto qualche anno prima. Lo scrittore riesce ad essere convincente e originale in un modo che non vi svelo per non togliervi il piacere della lettura, nel caso decidiate di seguire il mio consiglio e salire sul “Fevre Dream”.

Chiudo con alcune personalissime considerazioni sulla ristampa Gargoyle: i non pochi euro chiesti per il libro sono meritati per la cura dell’edizione, aperta da una bella introduzione di Giuseppe Lippi. Continuo però a ritenere il titolo italiano, già scelto a suo tempo dalla Fanucci, francamente brutto e fuorviante: cosa più saggia sarebbe stata tornare all’originale “Fevre Dream”, a suo modo molto più poetico e più in sintonia con l’atmosfera che si respira nel romanzo.

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