Il bambino della città ghiacciata, Lonnaeus

Scritto da: il 20.10.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

La geografia della Svezia sta iniziando a diventare familiare per i lettori italiani: dopo l’invasione in libreria dei loro autori città come Malmo, che prima non conoscevamo neanche per sentito dire, sono familiari ormai a molti di noi. Nel caso di questo, Il bambino della città ghiacciata, pubblicato in Italia dalla Newton Compton, i fatti si svolgono tutti a Tomelilla, piccolo centro anch’esso situato nel sud del paese.

Dopo parecchi anni di assenza è qua che è costretto a far ritorno Konrad, giornalista di successo i cui genitori adottivi sono stati brutalmente assassinati.

Già provato nel fisico e nell’animo dalla brutta vicenda che ha stroncato la sua carriera, Konrad è più toccato di quel che si aspettava dalla scomparsa di due persone che gli erano ormai estranee da anni. Ma, soprattutto, il ritorno a Tomelilla lo obbliga al confronto con traumi che credeva sepolti: i motivi che l’hanno costretto praticamente alla fuga, quasi trent’anni prima, e il dramma della scomparsa della sua madre naturale, svanita senza lasciare traccia proprio nella piccola cittadina.

Possibile che tutte queste vicende siano tra loro collegate? È una domanda a cui Konrad dovrà, volente o nolente, dare una risposta… Almeno per quel che mi riguarda, questo libro ha lasciato un po’ di amaro in bocca: diciamo che non è stato all’altezza delle aspettative.

Non fraintendermi, se ve ne sto parlando lo considero comunque un giallo tutto sommato leggibile e godibile, ben scritto e con una trama che se non fa i fuochi d’artificio rimane ben orchestrata.

Ma…perché ovviamente c’è un ma…in rete circolavano recensioni talmente entusiastiche che confesso che mi aspettavo non solo dei semplici fuochi, ma un vero e proprio spettacolo pirotecnico!

Invece anche se dopo un avvio un po’ incerto la lettura è filata via liscia e abbastanza piacevole ho chiuso il libro senza nessun vero desiderio di leggere altro dell’autore, come invece mi capita con certe opere prime che mi hanno davvero entusiasmato. I motivi sono molteplici e nessuno davvero grave, solo che non ho trovato traccia di quell’originalità, né nella storia né nello stile adottato per raccontarla, che mi faccia gridare al miracolo.

Il protagonista è un giornalista (l’ennesimo, verrebbe da dire…) con un dramma personale alle spalle, anzi in questo caso più di uno visto che il poveretto è evidentemente molto sfortunato. Questo l’ha condotto a cercare conforto nella bottiglia e non possiamo davvero dargli torto, perché non tutti riescono a perdere in modo brutale la madre naturale, quella adottiva e uno dei più cari amici senza esserne segnati in qualche modo. Il protagonista è quindi l’ennesima anima tormentata: non c’è niente di nuovo sotto il sole e Konrad non fa nulla per emergere dalla massa di tanti personaggi simili a lui. Finito il libro te lo sei già dimenticato.

La storia è come già detto buona, non ha niente che non vada, eppure non ho trovato un vero barlume di particolarità nel testo. In conclusione mi è sembrato un prodotto ben confezionato rispettando tutti i canoni del romanzo giallo, dimostrando che l’autore Lonnaeus ha fatto i compiti a casa ma si è limitato a quelli. Quindi, come a scuola, a mio parere si merita appena la sufficienza.

Ma visto che il compito, appunto, tutto sommato è riuscito ed è stato ben tradotto da quelli della Newton, lo considero comunque una lettura godibile per una sera un po’ sfaccendata, una in cui in cui vi sentite pronti per vagare tra le fredde lande svedesi a caccia di vecchi scheletri nascosti negli armadi.

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