Il 18° Vampiro, Vergnani

Scritto da: il 14.04.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Il 18° vampiro - Claudio VergnaniNon molto tempo fa mi sono trovata tra le mani Il 18° Vampiro, una delle ultime uscite della Gargoyle Books, ad opera dell’esordiente Claudio Vergnani. Mi ha molto incuriosita, perché la presentazione prometteva un’ambientazione del tutto particolare per un simile racconto: Modena. E di fatto questo è uno dei punti di forza di un libro che non mi ha delusa, ma che con un lavoro di editing un po’ più curato avrebbe potuto essere un esordio col botto, per Claudio, e invece lascia perplessi in diversi punti.

La storia è narrata in prima persona ed è quella di uno spiantato modenese che, per fuggire alle responsabilità e ad un lavoro dalle nove alle cinque, è finito in un giro piuttosto losco di cacciatori di vampiri. Questi antieroi si sono sempre limitati a compiere le loro imprese scovando le oscure creature nei luoghi più miserabili e massacrandoli durante le ore diurne, quando essi non possono difendersi. Ma qualcosa sembra andare storto e, tra i ricordi delle passate avventure e i timori per il futuro, la città di Modena vede l’espandersi di una violenza inaudita e inspiegabile a cui solo i protagonisti riescono a dare un senso: la presenza, cioè, di un Maestro Vampiro pronto a distruggere il mondo dei vivi.

Dalle numerose citazioni, si capisce che Vergnani abbia letto e visto una grande quantità di ciò che la cultura moderna ci ha trasmesso a proposito dei vampiri, da Bram Stoker a Buffy di Joss Whedon, e a suo merito va detto che è riuscito nell’intento di creare una sua storia con svariati spunti di originalità. La sua spinta narrativa è indubbiamente molto buona ed è per questo che a mio parere non è tanto la capacità dell’autore che è mancata, quanto il lavoro dell’editor.

Prendiamo il linguaggio: è vero che il turpiloquio fa parte del nostro comune modo di esprimerci e Vergnani attraverso l’uso di parolacce vuole anche delineare la scarsa levatura sociale dei protagonisti e la loro disperazione, però… il troppo stroppia. Su una pagina di quaranta righe ce ne sono una decina che si sprecano in parolacce ed alla fine si ottiene una minore scorrevolezza del testo e, soprattutto, si perde l’incisività: in certi punti la lettura si fa quasi imbarazzante (e ci tengo a dire che io non ho comunemente un linguaggio da educanda!). Secondariamente, ho trovato alcuni errori grammaticali; infine, ci sono parti che ho trovato annacquate e che non collaborano all’economia generale del testo.

Mi rendo conto che finora ho lanciato sassi pesanti contro questo libro e sembra che non lo abbia apprezzato: al contrario. Nonostante queste pecche, è stata una lettura intensa e godibile. I personaggi sono scavati a fondo nelle loro miserie così come negli attimi di eroismo che dimostrano. E’ ben chiarito il loro aggrapparsi alla caccia solo per non lasciarsi andare ad un vuoto interiore che forse è un po’ bagaglio di tutti. Inoltre le loro reazioni sono lontane dagli eroismi “all’americana” a cui siamo tanto abituati, e questo ce li rende più vicini e “veri”.

Le creature della notte hanno le caratteristiche classiche di non potersi spostare di giorno e di venire uccisi con i paletti o mediante decapitazione e sono particolarmente odiosi (talvolta anche troppo: si dilettano nell’umiliare il gruppo di cacciatori in tutti i modi possibili e immaginabili); tuttavia Vergnani ha l’abilità di amalgamarli perfettamente con la nostra realtà, e questo è un grande pregio.

Una parola, inoltre, va spesa per l’aspetto grafico del libro, molto curato sia in copertina che al suo interno. Consiglio il libro agli amanti del genere: troveranno senz’altro di che divertirsi ed appassionarsi. Chi invece è un po’ più tiepido quando si parla di succhiasangue e canini sviluppati potrebbe non apprezzare. Sono i rischi del mestiere: aspetto un altro libro di Claudio per mettere alla prova la mia buona impressione su di lui.

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