Igiene dell’assassino, Nothomb

Scritto da: il 11.02.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Igiene dell'assassino - Amélie NothombAmélie Nothomb mi ha appassionata davvero, tanto da decidere di leggere il suo romanzo d’esordio, Igiene dell’assassino, e risalire alla radice di questo meritato successo, e magari scoprire cosa fa di un libro un caso letterario.

Questo in realtà ancora non lo so spiegare, perché la Nothomb fa di tutto per rendersi indigesta, dalla scelta del protagonista a quella dell’argomento, provocando continuamente il lettore con una scrittura che i più ispirati definiscono feroce. Eppure questo romanzo beffardo ha segnato l’inizio della sua brillante carriera come scrittrice.

Sembra quasi si diverta a ridicolizzare le più diffuse convinzioni e convenzioni, e forse è proprio questa la forza dirompente della sua scrittura: il rendere grottesco ciò che siamo abituati a pensare come sublime, mostrare l’ipocrisia rappresentandola in tutte le sue possibilità.

Perché non c’è dubbio che il premio Nobel Tach, il suo protagonista, sia un personaggio grottesco, già nell’aspetto (mirabilmente didascalica, in questo, la copertina); odioso, come solo un vecchio misantropo può essere, disgustoso e orgoglioso d’esserlo, infido e presuntuoso per i suoi allori.

Il tema centrale è difficile da identificare, celato in un gioco dialettico continuo in cui i personaggi si contraddicono; anzi, forse è proprio la falsità, la finzione continua anche davanti a sé stessi a costituire il perno della narrazione. Ma c’è da aggiungervi anche l’impossibilità di “parlare” di letteratura e l’errata percezione dello scrittore come incarnazione di profondità e perfezione.

Fanno da comprimari i giornalisti, sbeffeggiati come categoria, il cui ostentato opportunismo vale ai personaggi l’appellativo di iene. Ma il vero dibattito è tra Tach e Nina, l’ultima giornalista, personaggio che credo ricalchi molto l’autrice stessa.

La forma è quella prediletta della Nothomb, dialogo serrato, quasi un copione teatrale (e in effetti è stato spesso rappresentato, anche da Foà se non ricordo male). Lo stile è quello di sempre, tagliente, essenziale, asciutto: non una parola più del necessario e un narratore distante, asettico.

Nonostante per un lungo periodo sia stato introvabile è finalmente di nuovo disponibile (sia in edizione normale sia in tascabile),  per cui consiglio a tutti gli amanti della Nothomb che se lo siano perso di procurarselo: è una lettura breve ma intensa.

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