I modi di Cameron: In un modo o nell’altro, Cameron

Scritto da: il 23.09.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

In un modo o nell'altro - Peter CameronIn un modo o nell’altro, raccolta di quattordici racconti uscita nell’86 (pubblicata l’anno dopo in Italia), contiene i sei racconti della seconda parte di Paura della matematica di cui si è già parlato in questa sede.

Peter Cameron non si smentisce e le sue tematiche e il suo modo di narrare rimangono quelli già segnalati. Scorci di vite senza importanza di individui comuni con le loro inquietudini, i loro ricordi, le loro indecisioni, illusioni, delusioni, aspettative incerte e improvvisi quanto inaspettati cambi orizzonte esistenziale.

In questi racconti troviamo amori sinceri, altri tiepidi, altri che mai sfoceranno nel matrimonio, paura dei legami definitivi e matrimoni falliti e secondi matrimoni. Ogni personaggio ha però sempre la percezione di qualche cosa d’indefinito che spesso non sa ben spiegarsi cosa sia; un lieve malessere del vivere o la consapevolezza di dover prendere quanto prima decisioni che segneranno una svolta nella propria vita da cui non si potrà più tornare indietro, una svolta che non permette ripensamenti.

E spesso, ma non sempre, troviamo un modo di narrare che ricorda un concetto poetico a cui diede il nome niente po’ po’ di meno che Thomas Stearns Eliot (1888-1965), ci si vuol qui riferire al “correlativo oggettivo” ossia – per dirla con lo stesso Eliot – “una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare; tali che quando i fatti esterni, che devono terminare in esperienza sensibile, siano dati, venga immediatamente evocata l’emozione”.

Questo concetto mi è venuto in mente leggendo il secondo racconto Nozze e conversioni. Joan la protagonista, dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio deve per forza andarsene e cambiar vita letteralmente dall’oggi al domani. Questa sua situazione di dover abbandonare non solo un progetto di famiglia propria ma anche la radicata famiglia dell’ormai ex fidanzato si correla con l’immagine del vassoio di alluminio appeso al vecchio ciliegio, piantato lì quando la casa era ancora in costruzione, che la brezza notturna stacca e far volar via. Anche lei è in procinto di volar via da quel luogo sospinta dalla brezza o dai venti del destino.

Analogamente, in Melissa e Henry – 10 settembre 1983, data dl loro matrimonio, il dettaglio dell’orecchino perduto dalla novella sposa datole dalla sorella maggiore, è il correlativo oggettivo del suo stato d’animo tutt’altro che gioioso ma, al contrario, pieno di indefiniti timori e dubbi inquieti. E, al contempo, è anche il correlativo oggettivo della posizione della sorella che non ha affatto desiderio di sposarsi benché col fidanzato ne abbiano parlato. Non è possibile o è comunque difficile far paio, far coppia e, guarda caso un orecchino cade nella fessura tra l’ascensore e il pavimento del piano. Probabilmente un’interpretazione psicanalitica del fatto direbbe molto di più.

Ma mi fermo qui per lasciar leggere in pace questi bei racconti di Peter Cameron, forse taluni un po’ datati ma ancora godibilissimi. In un modo o nell’altro.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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