Se avete letto le mie recensioni dei primi due capitoli delle Cronache di Dragonlance sono sicuro che c’è un interrogativo che vi sta assillando. La risposta è si, anche per I Draghi dell’Alba di Primavera ho fatto la nottata… e pensare che c’è gente che a letto appena legge due righe crolla!
Con il terzo capitolo della trilogia, la coppia Weis-Hickman pone la parola fine (ma solo per poco) alle avventure dei compagni. Tutte le domande (o quasi) avranno risposta.
Chi sceglierà Tanis tra Laurana e Kitiara? Bene o male?
Chi è l’uomo dalla gemma verde? Perché la dea Takhisis lo teme?
Cosa è successo tra Caramon e Raistlin alle torri dell’alta magia?
Siamo sicuri che il bene deve vincere sempre?
Mentre I Draghi del Crepuscolo d’Autunno ( ed in parte I Draghi della Notte d’Inverno ) mostrava chiaramente una struttura “modulare” da gioco di ruolo I Draghi dell’Alba di Primavera è un’opera ben più matura ed organica. Il fatto che sia ispirato dai moduli di un’ambientazione di D&D è intuibile solo dalla varietà di locazioni, situazioni e personaggi che i nostri eroi incontrano sul loro cammino oltre che uno o due riferimenti a vicende narrate altrove. Questo, da un lato forza un po’ la narrazione ma dall’altro tiene alto l’interesse (e la fantasia), del lettore.
Il tono del libro è decisamente più “pesante” dei suoi predecessori: pochi gli spunti comici molti i momenti tragici. Come al solito la vera tragedia si consuma nell’animo dei protagonisti che sembrano soccombere sotto i loro demoni interiori, per poi risorgere più forti ma irrimediabilmente segnati dall’esperienza.
Ho molto amato questa trilogia e la consiglio sia agli amanti del fantasy che a quelli che si accostano a questo genere per la prima volta e non vogliono immergersi in opere più impegnative.
Mi raccomando. Visto che è tempo di vacanze (e quindi di riposo), tra un capitolo e l’altro fatevi una bella dormita!
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