I diavoli di Loudun, Huxley

Scritto da: il 07.08.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

I diavoli di loudun – Aldous HuxleyAlcuni periodi della nostra storia restano sempre piuttosto oscuri e – forse a maggior ragione per questo – affascinanti. Così è, sicuramente, per la “caccia alle streghe, una pratica non esclusivamente medievale, in questo caso documentata da Huxley nei Diavoli di Loudun.

A metà fra saggistica e narrativa, infatti, racconta gli avvenimenti della città di Loudun, in cui la possessione demoniaca colpisce un intero convento. Basato su vicende reali, sulle quali Huxley compie un’attentissima ricerca storica, il libro è una cronaca piuttosto fedele, con spazio all’immaginazione per i dialoghi e i pensieri dei protagonisti.

La trama sembra essere davvero fantasiosa, salvo poi scoprire che attinge a numerosissimi documenti dell’epoca (circa metà del XVII secolo): un parroco dalla doppia vita diventa il centro dell’interesse della superiora del convento delle orsoline, che resta insoddisfatta, però, nel suo desiderio di licenziosità. Al rifiuto oppostole del prete, che non vuole essere coinvolto, finge che il suo attacco isterico sia una manifestazione di diavoli.

Grande protagonista, in questo caso, è anche la folla, con i suoi propri umori, le sue agitazioni, le parole che, di bocca in bocca, diventano certezze e infine armi. Una collettività che perde ogni caratteristica umana per diventare massa di volta in volta inferocita o mite, a seconda di come viene istigata dal clero o dagli interessi di pochi.

L’autore lascia molti margini di incertezza, o interpretazione personale: non si riesce a stabilire se il comportamento della suora sia frutto di premeditazione o di autoconvincimento; e Grandier, il punto focale dell’inchiesta, è descritto come un uomo turbato ma che, proprio per questo episodio, recupera una sua etica.

Al di sotto di questa narrazione ce n’è una sicuramente più interessante, che racconta delle trame politiche, dell’ascesa dei gesuiti, delle lotte intestine in seno alla chiesa, del potere non solo spirituale, ma soprattutto economico delle diverse curie. Si accenna anche, marginalmente, alla figura di Richelieu, che già nel 1631 (tempo dei fatti) è all’apice della sua carriera temporale.

In ultimo, come accade spesso nei libri di Huxley, troviamo un’appendice che spiega nel dettaglio motivi e temi, il desiderio di “uscire da sé”, la voglia di trascendenza e il ricorso a metodi non ortodossi per ottenere questo stato a cavallo tra l’ebbrezza e il mistico. E, ovviamente, la ricca bibliografia che è stata il fondamento del libro.

È un viaggio nella mente dell’uomo, oltre che in un periodo storico misconosciuto, un viaggio che è piacevole intraprendere per capire il successo di alcol prima, droghe poi, e televisione adesso.

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