Ho freddo, Manfredi

Scritto da: il 26.02.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Ho freddo, Gianfranco ManfrediQuando ho vistato la Fiera del Libro a Roma, lo stand che più mi ha incuriosita è stato quello della Gargoyle Books, una casa editrice che pubblica esclusivamente horror. Tornata a casa, ho fatto un salto sul sito e mi sono imbattuta nella pagina pubblicitaria di Ho freddo, ultima fatica di Gianfranco Manfredi. Ne sono rimasta colpita fin dall’inizio.

Il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a questo libro è “denso”: denso di particolari storici molto curati, denso di avvenimenti interessanti (alcuni dei quali realmente avvenuti, sembra!), denso di brividi.

Sì, Ho freddo può essere definito un libro horror, ma decisamente sui generis. Manfredi, forte di studi approfonditi sia sul periodo storico che sui luoghi d’ambientazione (Cumberland, New England), si muove sempre sull’orlo che separa il fenomeno soprannaturale dalla scienza, creando nel lettore dubbi e aspettative di varia natura.

L’idea è quella di raccontare una storia che possa spiegare anche l’origine delle leggende sul vampirismo in America. L’autore la porta a compimento utilizzando il punto di vista di Aline e Valcour, due gemelli dell’alta società francese, i quali hanno eletto la scienza come perno della loro vita, seppure con diverse sfumature: Aline segue una via sperimentale e concreta, mentre Valcour è guidato spesso da una linea più filosofica e umanista.

Ai due fratelli si aggiunge Jan Vos, un aitante pastore olandese, diviso tra fede e ragione. Il terzetto di protagonisti si trova a dover spiegare scientificamente avvenimenti all’apparenza insondabili: le morti in sequenza di diverse ragazze per un fenomeno di consunzione può essere ricondotto a malattie molto diffuse all’epoca come la phtysis o le leggende dei “non morti” che tormentano i viventi hanno un qualche fondamento?

Con questo interrogativo, Manfredi accompagna i suoi lettori attraverso un intreccio complesso di leggende, fede, amori illeciti, riti e morti terrificanti, sfiorando, oltre al genere romanzesco, il trattato storico. Lo stile è infatti privo di fronzoli (salvo forse l’indugiare un po’ eccessivo nella descrizione degli abiti dell’eccentrico Valcour) ma efficace, i termini americani o storici sono spesso spiegati da note in fondo al capitolo.

Chi pensa che si tratti di un testo in cui le emozioni sono soffocate dalla cura delle rievocazioni storiche e dalle nozioni scientifiche cade, però, in un grosso errore: “Ho freddo” offre una gamma di sentimenti vari ed intensi, che ne fa una lettura consigliabile a chiunque non sia troppo impressionabile. La verosimiglianza degli eventi, infatti, incute una tensione fortissima che regge fino al finale aperto (sembra che le avventure di Aline e Valcour siano destinate a continuare).

L’edizione è molto curata e mi preme sottolineare come la casa editrice abbia sostenuto il romanzo anche con un sito internet in cui si possono trovare approfondimenti sulla trama, sui personaggi storici nominati, sulla costruzione del background, nonché alcune interviste rilasciate dall’autore stesso. Se voleste, quindi, saperne di più potete collegarvi all’indirizzo www.hofreddo.it e sono certa che non resterete delusi.

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