Hitler era innocente, Moscatelli

Scritto da: il 16.03.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Abbiamo già parlato di quel sognatore che porta il nome di Aldo Moscatelli. Oggi lo facciamo a proposito di un suo libro, Hitler era innocente, vero e proprio “libro nero”. Nero per la copertina, che non porta segni di riconoscimento, nero anche come una lista, come la lista che decide chi non merita più una vita. Nero, infine, come l’oblio che avvolge chi non è più in grado di raccontare e farsi raccontare.

Spiazzante persino nella scelta del titolo, apertamente provocatorio ma, alla fine, quantomai vero. È facile identificare Hitler come l’Anticristo, il Male in terra; è anche utile: serve a sollevarci dalle responsabilità, a farci pensare che le radici di quel che è avvenuto appena pochi decenni fa non siano da cercare nel comportamento di ognuno ma nella presenza di un dittatore. Molto in piccolo e con gravità affatto diversa mi ricorda tutti i miei conoscenti che lamentano il declino e la crisi italiana addebitandole alla classe dirigente.

Moscatelli ha il coraggio di affermare con forza il contrario, che la responsabilità è di tutti e di nessuno. Nel campo di concentramento che descrive, il Lager libertà, non ci sono vittime assolute, ognuno è un tassello che concorre al crearsi e perpetrarsi dell’orrore che tutti conosciamo e che molti ora vorrebbero negare. Né innocenti né colpevoli, o tutti ugualmente innocenti e colpevoli: è la consapevolezza dell’assenza di spiegazioni l’argomento principe del testo.

I racconti dei personaggi sono simili a quelli di storie già lette e già sentite in molti altri testi; la loro coralità stavolta dà voce non alla mera testimonianza dell’accaduto, ma alla riflessione sui motivi e al tentativo di comprendere per esorcizzare. Al di sotto del mero livello della narrazione si avverte, però, una nota cupa, la totale mancanza di speranze e l’impossibilità di una fuga.

La scrittura è molto misurata, nonostante mantenga una sua forma di poesia: mai patetica, mai tragica, mai caricaturale. Lo stile è al contempo alto, ogni volta che si toccano argomenti ideali, e quotidiano, tutte le volte che si affronta la vita comune nei block. Ottimo anche il lavoro di documentazione storica dell’autore. Tutto questo, unito a una buona cura del libro, mi fa dimenticare che autore ed editore siano la stessa persona, tratto che, ormai lo sapete, non amo molto.

Vi do un motivo in più per comprarlo: il 10% degli incassi maturati nel periodo giugno 2008/giugno 2009 verrà devoluto alla CTM ONLUS, associazione per la solidarietà e la cooperazione internazionale. Da leggere, specialmente oggi, per mantenersi vigili.

  • http://www.simonetti.cc/blog/ Federico Simonetti

    Lo leggerò senz’altro.
    Ma anche se tutti lo leggessero, dubito che ciò scalfirebbe il pregiudizio storico. Il fatto è che l’uomo, per natura, ha BISOGNO di identificare il suo nemico. Sapere chi è ti dà (in un certo qual modo) sicurezza. Se il nemico non è ben identificabile in una precisa persona, ma si tratta di una moltitudine di individui, tutti con i loro torti e le loro ragioni, tutti coraggiosi e tutti pazzi… non si riesce più a distinguere tra il bene e il male.
    Ecco quindi a cosa serve la storia: ci insegna che chi vince era il buono e chi perde era sempre il cattivo, che i cattivi alla fine vengono sempre sconfitti, che Il Cattivo per eccellenza (la guida di tutti i cattivi) è ben identificabile: è il signor Mario Rossi.
    Che amarezza.

  • http://www.simonetti.cc/blog/ Federico Simonetti

    Lo leggerò senz’altro.
    Ma anche se tutti lo leggessero, dubito che ciò scalfirebbe il pregiudizio storico. Il fatto è che l’uomo, per natura, ha BISOGNO di identificare il suo nemico. Sapere chi è ti dà (in un certo qual modo) sicurezza. Se il nemico non è ben identificabile in una precisa persona, ma si tratta di una moltitudine di individui, tutti con i loro torti e le loro ragioni, tutti coraggiosi e tutti pazzi… non si riesce più a distinguere tra il bene e il male.
    Ecco quindi a cosa serve la storia: ci insegna che chi vince era il buono e chi perde era sempre il cattivo, che i cattivi alla fine vengono sempre sconfitti, che Il Cattivo per eccellenza (la guida di tutti i cattivi) è ben identificabile: è il signor Mario Rossi.
    Che amarezza.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple