Fuochi a mezzanotte, Bianchini

Scritto da: il 04.11.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Fuochi a mezzanotte BianchiniQualche tempo fa avevo letto La banda del grano, di Bianchini, un giallo italiano intriso della nostra cultura comune degli anni ’70. Così ho voluto leggere anche il seguito, Fuochi a mezzanotte, che riprende le avventure del primo.

Ritroviamo infatti alcuni personaggi principali della banda, con qualche defezione e qualche nuovo arrivo, la stessa città, lo stesso ambiente, e un nuovo crimine ad aprire la narrazione. E, ovviamente, la stessa voce narrante.

Non è passato molto tempo dalla soluzione al primo mistero, appena tre anni, che subito  il nostro protagonista Andrea  si ritrova coinvolto nella ricerca di un serial-killer, in una Macerata solo apparentemente sonnacchiosa.

Questa volta l’elemento spiritistico o esoterico è più forte e ben delineato, dando un tocco di mistero aggiuntivo. Bianchini gioca sul filo della plausibilità, concedendo comunque uno spazio alla razionalità ed alle spiegazioni possibili.

Molto forte anche in questo secondo romanzo il lavoro di contestualizzazione: non è facile riuscire a ricostruire la linea del tempo “quotidiano” e “condiviso” di anni così recenti, ricostruirne i tic linguistici e le mode.

Gli antagonisti sono gli stessi di sempre, sia nella cerchia familiare sia al di fuori, ma il protagonista, sempre un po’ incompreso e ribelle, sembra leggermente maturato, come si addice al periodo adolescenziale che attraversa; restano fissi e inamovibili solo alcuni personaggi di supporto.

L’autore non perde l’occasione per fare anche della satira sul vissuto della fine dei ’70: dalla politica al gergo giovanile, fino all’abbigliamento, la narrazione prende le distanze da certi usi tipici del tempo, che generano spesso un effetto al limite del comico.

Non è un vero e proprio giallo, nonostante gli omicidi: non sono infatti quelli il cardine del racconto, ma solo il pretesto per dipingere un’adolescenza dal sapore reale, i sussulti, gli sconvolgimenti e le altalene emotive, mantenendo un sottofondo musicale costante.

Per tutto il libro infatti la musica, italiana e straniera, via radio o su lp, imperversa; e forse si può considerare anche come un tributo alla storia dei Pooh, che hanno conquistato quella generazione ed altre.

Anche la scrittura è più matura, l’editing maggiore, lo stile migliorato, tanto da rendere la lettura scorrevole, piacevole e significativa; inoltre quei pochi stereotipi presenti vengono giocati con grande abilità e con una consapevolezza che è quasi ironica.

Un romanzo quindi consigliato non solo ai nostalgici ma anche ai curiosi di quegli anni in cui “togo” sostituiva “figo”.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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