Flush, Woolf

Scritto da: il 28.06.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Se vi viene un po’ da ridere pensando al fatto che una scrittrice col cognome di Woolf abbia scritto la biografia di un cane, ebbene non siete i soli. Ma Flush è tutt’altro che un libro ilare, non c’è comicità né buffi episodi di vite da cani, solo una storia commovente di amicizia interspecie tra una poetessa e un aristocratico canide.

Flush era infatti uno spaniel purissimo, della migliore selezione del Kennel Club inglese, di nobile lignaggio e con caratteri perfettamente in standard di razza, considerato di gran valore; tanto grande era questo valore che la sua proprietaria, la signora Mitford, decise di non venderlo ma darlo come pegno d’amicizia a un’inferma che sarebbe diventata una poetessa inglese molto stimata, Elizabeth Barrett.

Come molte donne di quell’epoca, intorno al 1800, miss Barrett soffriva di una strana malattia nervosa che la costringeva a una reclusione continua  nelle sue stanze, e quale miglior compagnia che un cagnolino dall’indole naturalmente allegra? Certo, per il piccolo Flush passare dalla vita di campagna, con le sue molte libertà, alla vita da recluso in stanze piene di profumi e di ammennicoli non dev’essere stato del tutto piacevole, ma da quella prigionia si avviò un’amicizia reale, tangibile, com’è sempre quella tra un animale e un uomo.

Flush accompagnerà miss Barrett per più di dieci anni, sia nella casa di Londra sia nella fuga in toscana, fino alla fine dei suoi giorni, attraversando situazioni strane e difficili: rapito in Wimpole Street e liberato dopo giorni con un riscatto di ben 6 ghinee – cifra enorme per l’epoca – costretto al guinzaglio e poi finalmente libero di fare ogni sorta di scorribanda nelle campagne italiane, la sua fu una vita avventurosa più di quella della sua amata padrona.

Attraverso quella di Flush, però, l’autrice ci svela anche la vita dura e complicata di Elizabeth Barrett, dall’oppressione casalinga con l’imponente e severa figura paterna, all’amore sfrenato per il poeta Robert Browning con cui sceglierà di rifarsi una vita altrove e da cui avrà un bambino, alla visita londinese durante il colera. E la scrittura, le molte lettere e le poesie, i moti che le hanno originate e le riflessioni a contorno.

Virginia Woolf dimostra di comprendere, già nel 1933, l’etologia canina prima ancora che sia seriamente studiata, di riuscire a immedesimarsi nei pensieri e nelle sensazioni di una specie tanto diversa, di intuire la portata degli affetti e dei sentimenti che un cane può provare verso chi riconosce come suo amato umano. E riesce a tracciare un ritratto abbastanza fedele di quella che dev’essere stata la vita dei due compagni per caso e per necessità che furono Flush e miss Barrett.

Un libro ottimo per chi ama gli animali, specchio di quella umanità che tante volte gli umani non sanno avere.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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