Finzioni, Borges

Scritto da Livia alle 07:31 del 21 Aprile 2009

Finzioni - Jorge Luis BorgesRiprendere lo stesso libro, e recensirlo ancora, a un anno di distanza, che senso ha? Il libro è sempre lo stesso. È vero. Ma io no, invece. E dato che il libro è uno e io sono molte, Livia che legge Finzioni di Borges oggi non è la Livia di un anno fa, non pensa le stesse cose, non legge le stesse parole, pur non cambiando il significante.

Anche di questo parla il libro che condensa il tutto. Recensioni impossibili di libri mai scritti, significato della memoria e dell’oblio, caso e destino, Borges affronta in ogni racconto un tema filosofico, svolgendolo in un brevissimo arco di pagine e lasciando i nuclei narrativi appena delineati. È uno dei pochi autori che si possa permettere di non inserire motori narrativi, o inserirli davvero di rado, tanta è la sua abilità di descrivere un immaginario complesso.

Finzioni dichiara già dal titolo che passerà in rassegna categorie del falso e del fantastico, nelle sue due sezioni (Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici), chiarendo il rapporto tra essere e apparire. Se è vero infatti che riusciamo a immaginare l’essere uno e l’apparire molteplice, più difficile è l’operazione inversa, che Borges, invece, compie spesso.

Scorrendo i vari racconti si viene assorbiti nelle questioni che l’autore evidenzia, iniziando un lavorio cerebrale che porta sovente alle sue stesse conclusioni, o che, peggio, lascia senza alcuna soluzione plausibile. Il libro nasconde (ma neppure tanto) uno squisito discorso metaletterario, in cui facendo letteratura discetta intorno al valore, all’originalità della parola scritta, al rapporto fra segno e senso.

Qualcuno ha definito la sua scrittura algida, e io non saprei trovare un termine migliore per definire quel misto di raffinatezza, distacco e imperturbabilità che caratterizzano ogni suo passaggio. Lo stile, unico, è misura ed equilibrio a servizio di una materia tanto pregnante in sé da non avere necessità di essere abbellita o rifinita.

Da leggere, rileggere, sempre. Stando attenti, se si è scrittori, ad una controindicazione: potreste aver voglia di smettere (di scrivere).

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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1 Commento to “Finzioni, Borges”

  1. Mi è stato consegnato da una persona molto cara come punto di arrivo di un percorso costruito ad hoc per essere capace di coglierne la bellezza, la profondità e l’eleganza.
    Probabilmente uno dei libri più intensi che abbia letto.
    Ancora oggi
    Grazie

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