Riprendere lo stesso libro, e recensirlo ancora, a un anno di distanza, che senso ha? Il libro è sempre lo stesso. È vero. Ma io no, invece. E dato che il libro è uno e io sono molte, Livia che legge Finzioni di Borges oggi non è la Livia di un anno fa, non pensa le stesse cose, non legge le stesse parole, pur non cambiando il significante.
Anche di questo parla il libro che condensa il tutto. Recensioni impossibili di libri mai scritti, significato della memoria e dell’oblio, caso e destino, Borges affronta in ogni racconto un tema filosofico, svolgendolo in un brevissimo arco di pagine e lasciando i nuclei narrativi appena delineati. È uno dei pochi autori che si possa permettere di non inserire motori narrativi, o inserirli davvero di rado, tanta è la sua abilità di descrivere un immaginario complesso.
Finzioni dichiara già dal titolo che passerà in rassegna categorie del falso e del fantastico, nelle sue due sezioni (Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici), chiarendo il rapporto tra essere e apparire. Se è vero infatti che riusciamo a immaginare l’essere uno e l’apparire molteplice, più difficile è l’operazione inversa, che Borges, invece, compie spesso.
Scorrendo i vari racconti si viene assorbiti nelle questioni che l’autore evidenzia, iniziando un lavorio cerebrale che porta sovente alle sue stesse conclusioni, o che, peggio, lascia senza alcuna soluzione plausibile. Il libro nasconde (ma neppure tanto) uno squisito discorso metaletterario, in cui facendo letteratura discetta intorno al valore, all’originalità della parola scritta, al rapporto fra segno e senso.
Qualcuno ha definito la sua scrittura algida, e io non saprei trovare un termine migliore per definire quel misto di raffinatezza, distacco e imperturbabilità che caratterizzano ogni suo passaggio. Lo stile, unico, è misura ed equilibrio a servizio di una materia tanto pregnante in sé da non avere necessità di essere abbellita o rifinita.
Da leggere, rileggere, sempre. Stando attenti, se si è scrittori, ad una controindicazione: potreste aver voglia di smettere (di scrivere).
Mi è stato consegnato da una persona molto cara come punto di arrivo di un percorso costruito ad hoc per essere capace di coglierne la bellezza, la profondità e l’eleganza.
Probabilmente uno dei libri più intensi che abbia letto.
Ancora oggi
Grazie