Fermata n.2 – Ristorante al termine dell’Universo, Adams

Scritto da: il 16.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Ristorante al termine dell'Universo - Douglas AdamsPrima che il ricordo di Guida galattica per autostoppisti si allontanasse troppo, ho deciso di procedere con Ristorante al termine dell’Universo, secondo tomo della famosissima saga (l’unica trilogia in cinque parti, come diceva l’autore) partorita dal genio di Douglas Adams.

La vicenda riprende esattamente là dove si era interrotta, con gli stessi personaggi alle prese con i loro obiettivi precedenti. All’inizio comunque, per chiunque si fosse perso il primo volume, c’è un piccolo capitolo riassuntivo che aiuta a rientrare nella narrazione.

Avevamo trovato la risposta alla domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto quanto, ma, a ben pensarci, avevamo scoperto di non avere tale domanda: una questione non da poco. E ora i vari personaggi sono alle prese con problemi anche più grandi.

Tra cambi di scena repentini e digressioni apparentemente senza senso si compie il percorso alla ricerca del Governatore occulto dell’Universo, l’essere che, senza essere visto, influenza i destini di tutti i viventi. Le strade dei protagonisti si separano, diventando sempre più contorte.

Da una parte infatti troviamo Beeblebrox, i suoi due cervelli e una parte (variabile) dell’equipaggio, mentre da tutt’altra parte Ford Prefect e Artur Dent, quasi sempre insieme. Gli uni alle prese col nuovo enigma, gli altri che tentano ancora di risolvere il primo. Ovviamente in questo bailamme non poteva mancare l’esilarante, depresso Marvin, con il suo pessimismo diffuso in rapido peggioramento.

Il romanzo non ha una vera chiusura, e lascia aperte tutte le trame e sottotrame, in sospeso i personaggi insieme al lettore. Ma lungo le pagine si affastellano trovate geniali e microstorie autoconclusive piene di umorismo, che alleggeriscono l’inevitabile curiosità.

La scrittura è quella ironica al limite del sarcasmo di Adams, che ci regala come sempre delle chicche, come il breve passaggio sui Belcerebonesi e sul loro linguaggio. Identico discorso riguarda lo stile, che qui però sembra essere un po’ più pungente che nella Guida galattica, più esplicitamente satirico. L’effetto del primo libro è ineguagliabile, ma questa seconda parte della saga riesce a tenere sempre alto il gradimento, e non deludere.

Ora non mi resta che affrontare gli altri tre volumi e trovare la domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto quanto. Possibilmente divertendomi con gli strampalati personaggi durante la ricerca.

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