Esbat, Manni

Scritto da: il 01.09.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

EsbatPiù volte navigando in internet mi sono detta che certi ragazzi – autori sconosciuti di fan fiction (abili cioè nello sviluppare trame alternative per serie di anime, telefilm o libri molto amati) – meriterebbero la pubblicazione più di molti nomi che siamo ormai abituati a vedere sugli scaffali delle nostre librerie. Fino ad oggi, però, sembrava che la categoria dei “fanwriters” fosse relegata alla letteratura di serie B, senza alcun riconoscimento se non le dichiarazioni di stima dei lettori dei siti dedicati.

Finalmente questo muro di gomma si è rotto, grazie a Lara Manni ed al suo Esbat, che in origine era una fan fiction su Inuyasha (alzi la mano chi non conosce il mezzo demone con le orecchie canine creato da Takahashi Rumiko. Se proprio non vi viene in mente potete documentarvi su wikipedia), ma che ha finito poi per discostarsi dalla traccia originale per arrivare alla stesura di un racconto particolare ed avvincente.

Esbat è il nome con cui nella wicca viene chiamato un rituale che può compiersi solo con la luna piena e attraverso cui, in questa storia, il demone Hyoutsuki (Luna di ghiaccio) esce dal manga in cui è relegato perché desidera che l’autrice modifichi un finale che lo vedrebbe perdere le sue caratteristiche originali per diventare una spregevole imitazione di essere umano da cuore tenero.

La disegnatrice giapponese, chiamata solo Sensei (maestra), ha infatti il potere di interferire tra le dimensioni e modificare mondi che lei crede di aver inventato ma che esistevano già da prima. La donna non può fare a meno di innamorarsi del demone, così freddo e perfetto da scatenare la follia in chi lo guarda. Allo stesso tempo si intrecciano le storie di alcuni fan giapponesi, e di due ragazzi italiani appassionati al fumetto; in particolare si sviluppa la vicenda di Ivy, un’adolescente infelice, che ha anche lei a sua insaputa il potere di modificare i mondi e potrebbe diventare dunque facile preda per lo spietato Hyoutsuki.

Anche se la trama principale segue l’ossessione della Sensei, sento di poter definire Esbat come un romanzo corale in cui le varie voci si uniscono a creare un insieme omogeneo. Lodevole è il tentativo di combinare due realtà così diverse come l’Italia e il Giappone e a questo proposito devo muovere il mio piccolo appunto (niente più che un’impressione personale, dato che ho studiato giapponese all’università): le ambientazioni ed i personaggi sono ottimi nella loro caratterizzazione; ciò che suonano un po’ troppo “occidentali” sono i riferimenti a cui tali personaggi si rifanno. Si tratta infatti di poesie, canzoni, citazioni italiane o americane e questo – come chi ha vissuto in Giappone ben sa – è un po’ forzato.

Ciononostante, non si ha mai l’impressione di avere tra le mani un testo su cui l’autrice non abbia lavorato, al contrario. È chiaro il processo di studio sulle espressioni, persino sui nomi propri, nonché sulle differenze di linguaggio adatte per trasmettere le disparità culturali e sociali tra i vari personaggi ed infatti l’insieme funziona e si trasforma in una storia cupa, che si affaccia al confine tra l’horror ed il fantastico senza mai acquietarsi, senza mai annoiare.

Anche alcune tematiche come l’opposizione tra il caos e l’ordine (già viste in Pan del bravo Dimitri), la stregoneria, la facilità con cui gli adolescenti possono scivolare in sentieri sbagliati hanno una loro importanza e vengono toccate con serietà, pur seguendo il filo della narrazione principale. E Lara non ci fa mancare nemmeno una strizzatina d’occhio a Stephen King e alla sua “Carrie”, nei personaggi di Ivy e della compagna di scuola, Chris.

In conclusione: Esbat è un bel libro per tutti gli amanti della letteratura fantastica e una prova che la mia generazione – cresciuta a pane e cartoni animati giapponesi – sta affilando le armi per dimostrare che ci sono elementi capaci di buona letteratura. Se questo è un apripista, ho ragione di intravedere un futuro più roseo di quanto avessi osato sperare.

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