Educazione siberiana, Lilin

Scritto da: il 27.05.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

Educazione siberiana – Nicolai LilinColombi, santi, KGB, ospitalità, picca, tè, Voluti da Dio: sono parole chiave per parlare di Educazione Siberiana e le lascio qui, all’inizio di tutto, per non rischiare di abusarne. Mi tengo invece la parola “kol’shik” – con questo termine si indica la figura del tatuatore che, all’interno della comunità siberiana e soprattutto nelle prigioni, ha un ruolo fondamentale di narratore.

Nell’immagine incisa sul corpo si racconta un’azione, si traduce il verbo in immagine, e viceversa. “Scrivere” nel suo mondo voleva dire accoltellare, e Lilin – che oggi di mestiere fa il tatuatore nel nostro paese – ha smesso di scrivere per cominciare a raccontare. Non me ne vogliate se preferisco quindi considerarlo un narratore, piuttosto che uno scrittore.

La storia di Nicolai Lilin è grande. Il suo corpo, già pieno di tatuaggi, non bastava più. Necessitando di una nuova forma d’espressione l’autore, fortunatamente, ha scelto di affidare questa prima sezione di memoria al romanzo. Educazione Siberiana è il ricordo di un’infanzia che ci apre le porte del mondo della criminalità siberiana, con le sue regole, i suoi codici e i suoi limiti.

Lì in Transnistria, e Lilin lo dice chiaramente, il governo russo “scaricava” tutti coloro che venivano ritenuti scomodi. Lilin-bambino, discendente degli Urka, cresce nel quartiere di Bender e combatte per la supremazia degli ultimi criminali onesti, quelli che come lui hanno la possibilità – attraverso i “nonni” – di conoscere le regole fondamentali di rispetto e onore, e la saggezza di attenersi a quelle antiche regole di distacco verso il denaro e profondo amore per chiunque nella comunità.

In un gelido angolo di mondo le bande si contendono il predominio, gli Urka vivono e uccidono secondo i valori della gente onesta: ladri, assassini, trafficanti. L’attaccamento all’etica di questi uomini, attraverso la narrazione ricca di particolari ma sempre leggera di Lilin, permette a ognuno di riprendersi la propria dignità di uomo retto. Non c’è insegnamento d’odio, o violenza, o offesa gratuita.

Se nella vita di ogni giorno i chilometri e la neve dividono i gruppi permettendo a ognuno di vivere secondo i propri codici, nelle galere (che Lilin conosce fin da bambino) ogni persona deve mantenere molto più autocontrollo e non cedere mai alla tentazione di sfogare la propria rabbia a vuoto, perché quando si è parte di una famiglia ogni gesto si ripercuote sugli altri. Su ogni altro. Difatti all’interno della comunità ognuno ha un suo ruolo, dal bambino che ancora attende la sua picca alla vedova che accoglie i criminali appena usciti di galera per aiutarli a reinserirsi nella società.
Quello di Lilin è un mondo di abitudini e usanze che nessuno che sia saggio si permette di mettere da parte.

Lucido e ironico, il testo è stato scritto direttamente in lingua italiana, una sorta di omaggio che l’autore fa al nostro paese – ai suoi occhi libero e confortevole – rinunciando alla sua lingua madre. Noi accettiamo il dono ben volentieri, accogliendo non solo una trama epica ma una lingua fluida e scorrevole, un’oralità che permane nella parola scritta caricandola di significati multipli e una scrittura che non si fa quasi mai artificiosa. Lilin preferisce infatti mostrarsi per quello che è in tutto, anche a rischio di non piacere.

Il libro si articola in diverse sezioni, ognuna ha qualcosa da insegnare oltre che da raccontare e ha un proprio scioglimento della trama. Ciò nonostante è sentita la continuità narrativa dei vari passaggi, permettendo al lettore si affrontare il testo “di filata” o a “spizzichi e bocconi”. Quello che rimane invariato è il gusto che dà questa lettura.

  • Dado

    Da quello che leggo, la trama sembra avvincente e anche originale.
    Solo che la Siberia mi da un senso di noia e desolazione glaciale che non mi invita molto.
    Se fosse ambientato in qualche paese caldo, lo leggerei sicuramente!!

  • Dado

    Da quello che leggo, la trama sembra avvincente e anche originale.
    Solo che la Siberia mi da un senso di noia e desolazione glaciale che non mi invita molto.
    Se fosse ambientato in qualche paese caldo, lo leggerei sicuramente!!

  • http://amilanononfafreddo.blogspot.com M

    Questo sembra essere un libro di quelli a cui mi attaccherei la sera per chiuderlo la mattina dopo averlo finito. Parla di qualcosa di così vero e nel contempo così distante da poter esser letto con sufficiente distacco da permettere di restarne affascinati. Direi che domani mi fiondo in libreria!

  • http://amilanononfafreddo.blogspot.com M

    Questo sembra essere un libro di quelli a cui mi attaccherei la sera per chiuderlo la mattina dopo averlo finito. Parla di qualcosa di così vero e nel contempo così distante da poter esser letto con sufficiente distacco da permettere di restarne affascinati. Direi che domani mi fiondo in libreria!

  • LaceyHas

    Credo sia il primo libro di cui sento parlare scritto/trattante un siberiano, e già per questo guadagna mille punti. Facciamo cinquecento per l’originalità (gli altri sono soggettivi).

    Un salto il libreria ci sta tutto, mi chiedo cosa mai potrà aver trovato qui di affine a sè un abitante del freddo. Sono curiosa di sapere come si viva oggi in una terra tanto sterminata e lontana da essere quasi l’altra parte del mondo.

  • LaceyHas

    Credo sia il primo libro di cui sento parlare scritto/trattante un siberiano, e già per questo guadagna mille punti. Facciamo cinquecento per l’originalità (gli altri sono soggettivi).

    Un salto il libreria ci sta tutto, mi chiedo cosa mai potrà aver trovato qui di affine a sè un abitante del freddo. Sono curiosa di sapere come si viva oggi in una terra tanto sterminata e lontana da essere quasi l’altra parte del mondo.

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