Duma Key, King

Scritto da: il 09.07.08
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Copertina @SperlingUna ventina di pagine di horror su un totale di settecento e oltre bastano ancora a classificare Stephen King fra gli scrittori del genere più vituperato della letteratura.

Questo naturalmente va benissimo per i giornalisti dei TG delle otto di sera, per le quarte di copertina, va benissimo per la critica più obsoleta, ma tutto sommato con un’alzata di spalle può andar bene anche per noi, che lo leggiamo da più di vent’anni con immutata soddisfazione e constatiamo libro dopo libro come invece si faccia strada sempre di più un ambizioso ricercatore del linguaggio e della prosa.
Nonché un fine conoscitore dell’animo umano.

Tutto questo trova conferma anche in quest’ultimo Duma Key, prova ispirata e felice uscita dai paesaggi consueti dell’immaginario kinghiano.
Per la prima volta infatti l’azione si ambienta in un’immaginaria isola al largo della Florida, Duma Key appunto, dove un uomo va a passare la convalescenza dopo un grave incidente che lo ha privato di un arto, qui comincia a dipingere, per hobby, e scopre così contemporaneamente un talento e una maledizione.

King torna quindi su argomenti a lui molto cari. Il dolore, la memoria, la perdita, sono i protagonisti principali anche di questa storia dove il lato soprannaturale si fa strada solo poco per volta, insinuandosi nella vita di Edgar Freemantle e nella nostra lettura.

Duma Key ci racconta così della lotta di un uomo con i suoi fantasmi interiori, con i suoi ricordi, col divorzio da sua moglie, e dell’incontro con una vecchia e misteriosa padrona di casa, con un nuovo amico (Wireman, uno dei personaggi più riusciti del King recente), e soprattutto con un nuovo se stesso.

Forse meno riuscito nel complesso di due capolavori recenti come Storia di Lisey e Mucchio d’Ossa ma comunque un’ottima prova del cosiddetto “Re dell’horror”…

Da leggersi con un’alzata di spalle ai TG della sera, e con un Lugana fresco.

  • Ignazio

    Sono stato un accanito lettore di King soprattutto in gioventù. Il piacere di avere paura, oltre ad essere un libro di storie horror di autori del passato, era il mio motto librario in quel periodo.
    Ho continuato a leggere King anche dopo, ma non ho sempre apprezzato lo stile e l’evoluzione dei romanzi scritti negli ultimi dieci anni: niente ha superato, per me, “IT” e “Cose preziose”.
    Da quanto ho capito, però, dalla recensione, Duma Key ritorna su alcuni dei temi che preferisco, quindi penso che me lo procurerò.
    Grazie Tom per aver scelto un libro che forse mi riavvicinerà ad uno dei miei autori preferiti.
    P.S. Che vino abbineresti a IT

  • Ignazio

    Sono stato un accanito lettore di King soprattutto in gioventù. Il piacere di avere paura, oltre ad essere un libro di storie horror di autori del passato, era il mio motto librario in quel periodo.
    Ho continuato a leggere King anche dopo, ma non ho sempre apprezzato lo stile e l’evoluzione dei romanzi scritti negli ultimi dieci anni: niente ha superato, per me, “IT” e “Cose preziose”.
    Da quanto ho capito, però, dalla recensione, Duma Key ritorna su alcuni dei temi che preferisco, quindi penso che me lo procurerò.
    Grazie Tom per aver scelto un libro che forse mi riavvicinerà ad uno dei miei autori preferiti.
    P.S. Che vino abbineresti a IT

  • Alessandro Puglisi

    Anche io ho letto un bel po’ di libri di King; oltre alle punte, che per me sono “IT”, “Insomnia” (per quanto abbia diviso i “fans”), “Desperation” e “L’ultimo cavaliere”, ho preso da poco “Cell” e La storia di Lisey”, che vedrò di leggere quanto prima. Di “Duma Key” (ma anche di “Blaze” tutto sommato) mi hanno detto un gran bene…

  • Alessandro Puglisi

    Anche io ho letto un bel po’ di libri di King; oltre alle punte, che per me sono “IT”, “Insomnia” (per quanto abbia diviso i “fans”), “Desperation” e “L’ultimo cavaliere”, ho preso da poco “Cell” e La storia di Lisey”, che vedrò di leggere quanto prima. Di “Duma Key” (ma anche di “Blaze” tutto sommato) mi hanno detto un gran bene…

  • Tom Traubert

    @Ignazio: vedo solo oggi il tuo post, ed effettivamente mi poni una questione non da poco, che vino abbinare alle mille e passa pagine del monolitico It! Che, detto per inciso, resta anche per me il capolavoro indiscusso di King. Non facile, viste le differenti atmosfere del romanzo. Per non sbagliare, a un classico invecchiato così bene, un altro classico: un Barbera di ottima annata.

  • Tom Traubert

    @Ignazio: vedo solo oggi il tuo post, ed effettivamente mi poni una questione non da poco, che vino abbinare alle mille e passa pagine del monolitico It! Che, detto per inciso, resta anche per me il capolavoro indiscusso di King. Non facile, viste le differenti atmosfere del romanzo. Per non sbagliare, a un classico invecchiato così bene, un altro classico: un Barbera di ottima annata.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    King è uno di quegli autori che non ho mai letto nonostante mi sia ripromesso più volte di farlo.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    King è uno di quegli autori che non ho mai letto nonostante mi sia ripromesso più volte di farlo.

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