Di questo mondo e degli altri, Saramago

Scritto da: il 01.12.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Di questo mondo e degli altri, saramagoAmmetto di essermi innamorata di Saramago al primo suo romanzo che ho letto, e di avere comprato l’opera completa a scatola chiusa. Nonostante la prosa complessa, o forse a maggior ragione per quella. Così l’ho inserito fra i miei autori “eletti”.

Quando voglio riprendere respiro, meditare, assaporare una lettura sicuramente consona a me, prendo uno qualsiasi di questi volumi ed inizio a leggere. Questa volta è toccato a Di questo mondo e degli altri, non un romanzo ma una raccolta di cronache.

Bozzetti d’infanzia, istantanee, ricordi, riflessioni sullo sfondo di suoi luoghi, delle cose note, viste e riviste. Questo e molto altro è racchiuso in questa silloge, divisa in due parti: Di questo mondo e dell’altro e Il bagaglio del viaggiatore.

Originariamente apparse su due giornali di Lisbona nel 1968 e 69, poi raccolte in due volumi separati, in realtà costituiscono un tutt’uno, legato dal capriccio della mente di Saramago, che parte da fatti concreti per elaborare le sue visioni più o meno fantastiche.

Gli argomenti sono i più vari: un ciabattino attorno in cui ruota un paese, un libro sfogliato religiosamente, una storia di fate con tanto di finale in versi; nessun argomento è troppo umile o scontato da non poterne trarre curiose improvvisazioni.

Per ognuna di queste lo spazio è di appena due pagine, le stesse di un esercizio o gioco letterario,  con nuclei narrativi appena accennati e già magistralmente compiuti. Ogni cronaca è a sé, un angolo riservato nella mente e per la mente.

Le parole sono esatte e necessarie, tanto che avrei voluto riportare nella rubrica di citazioni qualcosa per ciascuna pagina scritta; ognuna di esse ha lasciato infatti germogli di idee, sorrisi, sensi. Che sarebbe, poi, il fine precipuo della lett(erat)ura.

La scrittura è differente da quella del Saramago romanziere, com’è ovvio; è precisa, minuziosa ed elegante, immaginifica; nonostante l’impostazione rigida data dalla forma-cronaca riesce ad essere fluida quanto i racconti, mai sciatta né banale benché sempre comprensibile.

Non è un libro da leggere d’un fiato, ma da centellinare, una cronaca per giorno anche in dis-ordine cronologico, come luogo di ristoro dalle quotidiane fatiche.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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