Deserto Americano, Everett

Scritto da: il 21.09.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Si dice che questo libro avrebbe dovuto intitolarsi Making Jesus. Non so perché la casa editrice americana non sia stata abbastanza coraggiosa da mantenerlo, tuttavia anche l’italiana Nutrimenti ha dovuto allinearsi alla scelta di chiamare Deserto Americano il romanzo di Percival Everett, interessantissimo autore contemporaneo statunitense.

Il titolo è, in realtà, l’unica cosa che mi lascia scontenta, perché si tratta di una storia davvero accattivante, ben scritta e con quel tocco di bizzarro che rende la lettura frizzante e piacevole.

La  storia ha come protagonista Theodore Street, un frustrato professore universitario con una moglie che non ama più, un’amante insistente, due figli, un lavoro che non gli dà soddisfazioni. Il suicidio gli sembra l’unica soluzione, ma, mentre sta andando a compierlo, un incidente d’auto gli fa saltar via la testa. Fin qui tutto grottesco come ci si potrebbe aspettare, se non fosse che il terzo giorno ,proprio durante il funerale, Ted risorge.

Ovviamente il miracolo scatena un putiferio, tra i media che si contendono un’intervista con il novello Lazzaro, la famiglia che cerca disperatamente di dare un ordine agli eventi e Ted stesso che – per proteggere i suoi cari e capire cosa gli sia accaduto – si lancia “on the road” attraverso gli Stati Uniti e finisce per dover fare i conti sia con i fanatici religiosi che lo considerano un Messia, ma anche un Demone incarnato, sia con l’esercito che vuole studiarlo per carpire il segreto dell’immortalità.

Una girandola di incontri, riflessioni ironiche e malinconiche, viaggi, fughe e ritrovamenti rende questo libro un vero spasso. Ovviamente non manca l’affondo verso quella parte della società più bigotta ed intransigente, ma gli attacchi non mancano anche nei confronti dell’invadenza dei media, della faciloneria delle masse e, in generale, della middle class americana che non si muove nemmeno di fronte ad eventi della portata di una resurrezione in diretta o, se lo fa, non riesce a coglierne l’importanza in favore di un baccano improduttivo.

Il libro è narrato in terza persona, ma Everett assume Ted come narratore esterno ed infatti il punto di vista attraverso cui gli avvenimenti vengono filtrati è quello del protagonista. I personaggi sono vari e delineati talvolta con tenerezza, talvolta con ferocia. Si dà il caso che i poteri di “morto” di Ted gli conferiscano la facoltà di scavare nelle miserie di chiunque incontri e così non ci vengono risparmiati sprazzi del passato di alcuni elementi come il santone che crede Ted un demonio e vuole ucciderlo, il quale per tutta la vita è stato tiranneggiato da un padre estremista cattolico ed iperconservatore che lo indirizza sulla strada della follia.

Di certo, però, il percorso più interessante è quello dello stesso Ted, che da mite professore deluso dalla vita acquista una consapevolezza nuova. Riconquista persino l’amore della moglie, anche se, proprio per questo sentimento, si sente costretto a lasciarla andare tra le braccia di qualcuno che potrà farla felice.

Lo stile è vivace e il tono non cala mai, grazie ai frequenti sprazzi di ironia, alle considerazioni amare, agli spunti grotteschi. Il linguaggio è diretto, con dialoghi particolarmente brillanti specie nella parte centrale del libro, quando Ted si trova a contatto con le sette ipercattoliche.

In poche parole, si tratta di un libro da non perdere se vi piacciono i racconti che attraverso il soprannaturale vogliano comunicare qualcosa di concreto: in questo caso possiamo trarre insegnamenti e riflessioni su ciò che davvero significa la morte, il ruolo della religione, il valore dei sentimenti autentici in una società difficile ed opportunista come la nostra.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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