Credo in un solo oblio, Rezza

Scritto da marzia alle 14:40 del 15 Luglio 2009

Credo in un solo oblio - Antonio RezzaDelle due l’una. O Antonio Rezza è un genio energico e nel 2100 lo studieranno a scuola, o è completamente pazzo e ci sta prendendo in giro. Purtroppo leggere Credo in un solo oblio non ci aiuta nella scelta, anzi… il risultato finale è che il bivio si trasforma in una strada a due sensi. Insomma, ci fa e ci è. Lo dice pure la nota biografica (cito testualmente: “Antonio Rezza è.”).

Circa un anno fa giravo per la fiera del libro, e l’ho intravisto dietro l’oblò di una sala conferenze. Sono entrata, e sono rimasta a sentirlo presentare l’ultima fatica letteraria per un’ora, a bocca aperta. Non sapevo scrivesse libri, conoscevo solo il Rezza comico surreale, improbabilissimo compagno televisivo di Funari (!) e clamoroso inventore teatrale. E invece eccolo là, con l’adrenalina a mille come sempre, i capelli assurdi per aria e le centocinquanta vocine da pazzo che partono a raffica verso le domande sull’arte, sulla letteratura e sulla sua scrittura, distruggendole più che risolvendole in una risposta.

Come dice giustamente Battiato, “Antonio Rezza è unique”. Sfido chiunque a trovare un altro che, di fronte a una ragazzina con gli occhi sbrilluccicosi dopo una presentazione di fuoco, le firmi il libro e poi prenda l’ultima pagina per depennare il secondo termine di una bestemmia (dio) e sostituirlo di suo pugno innervosito (Dio!) aggiungendo “Refusi del…”.

L’aneddoto dice molto sul libro, che è altrettanto allucinante. Aprendolo alla prima pagina si scopre che la fidanzata di Elio (quello delle Storie Tese, commentatore d’eccezione insieme a Prospero Gallinari) ha pianto “dopo sole otto pagine”. Arrivati alla nona non si riesce a darle torto. Si parte con una sorta di poesia narrativa (“Era una giornata iniziata da poco/Comincia così la giornata, da poco”) che dà il là ad una serie di passaggi tra due mondi, entrambi paralleli alla realtà, che manca totalmente.

Ovunque sia Rezza (protagonista oltre che scrittore) non è qui. Sembra un sogno quello in cui corre alla ricerca di sé stesso, entrando nella fototessera della propria carta d’identità, incontrando mogli da psicanalisi e lasciandosi spuntare fiori dalla fronte. Un viaggio breve ma ossessivo, dilatato, all’interno di chi scrive, e che contemporaneamente viene scritto… sì, insomma, c’è proprio da perdersi. La lingua però, è semplicissima, cristallina, come la sintassi.

Frasi brevi, lampi di genio, retorica da messa cambiata di segno. E mentre il pazzo diventa ombra, alone, spettro, corpo e finalmente uomo, mentre trova città disabitate e si dispiace di aver sognato pulizie etniche, mentre passano farfalle, mani e aquiloni, sembra di ascoltare la testimonianza lucida di un pentito di mafia. Di uno che alla fin fine si vergogna di essere talmente tanto fuori di testa da riuscire a farsi una famiglia ombra dentro i propri documenti.

È difficile parlare di questo libro, che figura tra i Romanzi Bompiani ma che romanzo non è. Consiglio, prima della lettura, di girare un po’ per youtube, per sentirlo leggere, e di andarsi a cercare Escoriandoli, il suo film.

D’altronde va letto. La dedica parla chiaro. “A tutti coloro.”

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l'autore di questo articolo è marzia. Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf. (Scrivi all'autore).

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