Concentra-Mente – Acido solforico, Nothomb

Scritto da: il 12.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @Voland

Colpita. Come da una realtà che so essere possibile ma che non avrei voluto vedere dipinta con tanta arguzia, tanto acume, tanta grazia.
Colpita dalla scrittura così semplice e misurata, incommensurabile col suo argomento, e col disgusto che vuole e deve esprimere.
Colpita dalla capacità di evocare la paura che la recente storia, il periodo del nazismo, si ripeta.

Affondata, anche. Non è semplice etichettare Acido solforico in un genere, come per tutti i grandi scrittori. Non è nemmeno tanto intelligente farlo. La carica di questo lungo racconto, tra il reale e il surreale, è nell’impossibilità di giudicarlo, e nell’esserne giudicati. Nel vedersi, e nell’essere spettatori.

Alcune volte sembra che i personaggi smettano di dialogare tra loro per rivolgersi direttamente al lettore, più che mai spettatore; ricordano i folli o gli ubriachi dei quadri antichi, gli unici a fissare direttamente l’occhio dell’osservatore, come se egli stesso fosse lo spettacolo, e la realtà fosse dentro il quadro. I personaggi, insomma, ci scrutano e ci giudicano, rendendo noi stessi personaggi.

A dire il vero il paragone pittorico è davvero efficace; le figure tratteggiate dalla Nothomb narrano di inferni e paradisi, di redenzioni, di espiazioni. Ecco, mi ricorda il Giudizio Universale di Van Eyck, con la sua mostruosa e deforme umanità, dai tratti inaspriti e grotteschi. E ancora nel suo stile non c’è eccesso, perché a volte basta la storia in sé a dare sufficiente forza alla parola.

Il titolo non potrebbe essere più espressivo. Perché è una lettura che corrode, che scivola liquida e incide. Bisogna leggerlo, berlo e lasciarsi bruciare.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Poi me lo passi?

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    Poi me lo passi?

  • Livia

    Volentieri, purché non te lo porti lassù nel tuo romitaggio. Certo, gli asceti non hanno le infermiere, che io sappia…

  • http://www.voland.it daniela

    sono proprio contenta che il libro ti sia piaciuto tanto. La Nothomb è così, ho fatto più volte l’esperienza: o la ami o la odi. Non ci sono vie di mezzo. A dire proprio il vero, a me il libro è piaciuto molto fino ai 3/4, trovo splendido l’inizio, bella e terribile la scena dei televisivi che vogliono rilanciare lo show, ma alla fine ho avuto quasi l’impressione che non sapesse come uscirne. Prova a leggere, quando ne avrai voglia, Igiene dell’assassino, Mercurio, Cosmetica del nemico o l’ultimo,, Né di Eva né di Adamo, e avrai fra le meni veri gioielli (a mio avviso, naturalmente).

  • http://www.voland.it daniela

    sono proprio contenta che il libro ti sia piaciuto tanto. La Nothomb è così, ho fatto più volte l’esperienza: o la ami o la odi. Non ci sono vie di mezzo. A dire proprio il vero, a me il libro è piaciuto molto fino ai 3/4, trovo splendido l’inizio, bella e terribile la scena dei televisivi che vogliono rilanciare lo show, ma alla fine ho avuto quasi l’impressione che non sapesse come uscirne. Prova a leggere, quando ne avrai voglia, Igiene dell’assassino, Mercurio, Cosmetica del nemico o l’ultimo,, Né di Eva né di Adamo, e avrai fra le meni veri gioielli (a mio avviso, naturalmente).

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