Come morire (Prima di aprire un negozio di surf), Scaruffi

Scritto da: il 08.12.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Come morireNon è facile intitolare un libro Come morire e non ricevere in cambio un coro di “Tiè!”. La casa editrice Tanit sorvola questo particolare con la sua terza uscita. Il libro di Silvano Scaruffi, infatti,  grazie al sottotitolo (Prima di aprire un negozio di surf) da un lato  proietta il lettore nell’ambientazione australiana e dall’altro anticipa il surreale che lo aspetta pagina dopo pagina.

La trama può essere riassunta in breve: quattro amici cresciuti nei sobborghi di Melbourne inseguono il sogno di aprire una bottega in cui costruire e vendere tavole da surf, il loro sport preferito. Ognuno di loro ha una personalità particolare: Eddie vive fuori dal mondo a causa di un disturbo mentale chiamato “disordine bipolare”, Ermot è un dottore mancato e per questo eternamente frustrato, Phil è un ex campione di surf che sguazza nel rimpianto dei tempi d’oro e Alan è in perenne bilico tra l’amore per la fidanzata e la propensione a tradirla, sospeso tra la prospettiva di una vita comoda e incolore e le incertezze che però danno sapore ad un’esistenza.

Per tutti, il negozio di surf è una meta quasi onirica in cui rifugiarsi mentre cercano di districarsi in situazioni a volte amare, spesso difficili, ancora più spesso tragicomiche. Una sera si ritrovano da Alan per una partita a carte ed Eddie arriva con uno zaino carico di soldi: finalmente il sogno può diventare realtà, ma… sarà davvero così? Tenuto conto dei trascorsi di Eddie non c’è da sperarci troppo.

Partiamo dal presupposto che Scaruffi scriva bene; ebbene, occorre andare oltre: Scaruffi scrive in modo frizzante, mai banale. I singoli capitoli sono uno spasso: hanno caratteristiche che li renderebbero godibili anche fini a se stessi (penso, ad esempio, al terzo capitolo intitolato “Il telefilm”, in cui ci viene fatta la spassosa telecronaca di una puntata dell’Ispettore Derrick: raramente ho riso così tanto).

L’appunto che potrei fare a Silvano suona quasi come un paradosso: i singoli capitoli sono così coinvolgenti che più di una volta ho faticato a trovare la coesione della trama, e non perché il filo della storia sia difficile da seguire, anzi, bensì perché troppo profondamente calata nelle varie situazioni che l’autore è riuscito a creare. Le trovate surreali (per esempio l’identità di “Jefferson”) sono ottime, le voci dei protagonisti sono sempre sopra le righe, riconoscibili, intense. Anche i personaggi di contorno, pennellati a volte in pochi tratti, altre con pagine intere, emergono con rara tridimensionalità in visioni dolciamare, come dolceamara è l’atmosfera del testo.

In conclusione: nonostante il titolo poco augurale, quando ho chiuso il libro mi ha pervasa un senso di contentezza, per il fatto di avere appena concluso una lettura divertente, coinvolgente  e originale sia dal punto di vista dell’ambientazione  che da quello dei personaggi e della storia. Un altro tassello azzeccato nel puzzle di Tanit e un buon passo avanti nella carriera di uno scrittore per cui intravedo un roseo futuro.

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    Non posso che sottoscrivere la recensione del nostro Elfo: il libro di Scaruffi è stato una lettura davvero godibilissima!!

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    Non posso che sottoscrivere la recensione del nostro Elfo: il libro di Scaruffi è stato una lettura davvero godibilissima!!

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