Come il lupo, Baldini

Scritto da: il 27.01.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso romanzo, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista]come il lupo

Dopo aver recensito qua su Liblog due sue raccolte di racconti torno a parlare, come promesso, di Eraldo Baldini e lo faccio con il romanzo Come il lupo: abbandonate le cupe campagne emiliane che sono state il centro tragico delle novelle di Gotico Rurale e Bambini, ragni e altri predatori, l’autore ci conduce in luoghi impervi e, scopriremo, altrettanto insidiosi.

Siamo sulle montagne del centro Italia, dove fino agli anni cinquanta del secolo scorso vivevano e prosperavano i lupi.

La vicenda centrale del libro si svolge proprio nel secondo dopoguerra, ma la storia ha inizio molto tempo prima: nel 1651 un gruppo di briganti che caccia i lupi sulle montagne del casentino finisce dentro un incubo, uno di quelli senza via di uscita.

Tre secoli dopo la guardia forestale Nazario, che si è rifugiato sugli stessi boschi in fuga da una tragedia personale che non riesce a superare, scopre per caso delle vecchie ossa sepolte a ridosso di una piccola valle nascosta tra i monti, dove si coltiva un ottimo e ricercatissimo vino.

I poveri resti non sembrano impensierire i carabinieri della zona , che cercano di chiudere le indagini quanto prima. Ma Nazario non ci sta, il suo istinto gli dice che c’è sotto qualcosa di strano e cerca delle risposte nella piccola e rigogliosa comunità che prospera grazie ai proventi delle vigne.

Come molte collettività isolate, anche questa è atipica e chiusa in sé stessa. Gli abitanti vivono secondo leggi tutte loro e di fatto riconoscono una sola autorità, quella di una vecchia matriarca che sembra dotata di poteri molto particolari.

Nonna Vera e la sua gente diventano quasi un’ossessione per Nazario, che non riesce a stare lontano da Valchiusa e dai numerosi interrogativi che nasconde. Anche perché c’è Elisa, la sua bambina, rimasta in pianura con i nonni, che durante le crisi epilettiche di cui soffre ha inspiegabili visioni legate alla misteriosa valle e ai fatti di sangue che forse sono avvenuti in essa. Che legame c’è tra tra lei e Vera? E tra gli abitanti della Valle e le vecchie ossa trovate da Nazario?

Non definirei questo libro di Baldini un vero e proprio horror, non dopo aver letto i suoi racconti che fanno spaventare, e sul serio. Questo è piuttosto un thriller con venature mistiche, una punta appena accennata di nero, che non fa fare i balzi sulla sedia dalla paura ma che si fa apprezzare per altre qualità.

La lettura non annoia, lo stile è come sempre impeccabile e la vicenda, anche se si risolve senza grandi colpi di scena finali, risulta ben narrata.

Il punto di forza di Baldini rimane a mio parere il saper dar vita a ambientazioni decisamente affascinanti e anche qua non fa eccezione: ci introduce nel mondo un po’ claustrofobico delle comunità montane dell’Italia di appena sessant’anni fa, piccoli centri che rimanevano isolati dal resto del mondo alla prima nevicata e per diversi mesi, imparando a regolarsi di conseguenza.

Da far leggere  a chi ritiene che sono negli Stati Uniti sappiano scrivere dei romanzi mistery di livello. Per farlo ricredere.

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