Carrie, King

Scritto da: il 24.08.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Carrie - Stephen KingSono sempre incuriosita dagli esordi narrativi. Mi piace molto tentare di scoprire che cosa abbia determinato il successo di questo o quello scrittore e se nelle loro opere prime sono già riscontrabili tali elementi.

Stavolta, mi sono dedicata al “Re”, anche perché ho trovato Carrie uno dei suoi romanzi più belli e capaci di colpire il mio immaginario. Nella sua biografia, King dice che aveva cestinato il racconto poco dopo averlo iniziato, perché aveva creduto che a nessuno potessero interessare le turbe di una ragazzina psicocinetica.

Sembra sia stata la moglie, Tabitha, a decretare che quel testo andava completato e proposto, perché aveva del potenziale. Le centinaia di migliaia di copie vendute nel mondo mi fanno pensare che:
a) La moglie di Stephen King sia un genio
b) Anche il più noto autore horror dei nostri tempi aveva le sue insicurezze e questo me lo rende inevitabilmente più simpatico.

Ora, concesso che entrambe le mie osservazioni siano vere, posso aggiungere che “Carrie” è effettivamente un romanzo eccezionale. Ambientato (indovinate un po’?) nel Maine, descrive con profondità i tormenti di un’adolescente che non ha nulla per essere un’eroina: è brutta, goffa, vessata da una madre terribile, derisa dai compagni. E poi ci sono quegli spaventosi poteri, così difficili da controllare…

Ciò che a King è riuscito perfettamente è stato il percorso nello scavare a fondo l’animo della sua protagonista. Carrie non è una “cattiva”, benché la sua frustrazione sia evidente fin da subito. A volte, anzi, è irritante perché non ha la forza di ribellarsi alle angherie che il mondo le riserva quotidianamente.

È l’estremizzazione delle insicurezze adolescenziali e in questo si può vedere ancora traccia del King insegnante, che di certo avrà attinto dalle sue esperienze personali per descrivere molti particolari della vita scolastica, a partire dall’atteggiamento dei professori che non sbeffeggiano apertamente la povera ragazza ma sono complici silenziosi dei bulli.

La storia si dipana in modo piuttosto lineare: al ballo della scuola, Carrie è oggetto ancora una volta delle derisioni dei compagni, che le fanno un brutto scherzo inondandola di sangue di maiale. Questo avvenimento segna la classica goccia che fa traboccare il vaso. E così tutto il dolore accumulato fa impazzire la ragazza che scatena i suoi poteri contro chiunque le si pari di fronte.

La cittadina di Charleston diventa un vero inferno, specie perché se da un lato si prova soddisfazione nel vedere i prepotenti puniti, dall’altro si assiste all’incapacità di Carrie di porsi un freno, fattore che la porterà ad annullare persino se stessa.

Non è tutto. Questo libro fa paura. E il picco, secondo me, lo tocca nel personaggio della madre della protagonista, una fondamentalista cristiana che vede il peccato ovunque ed è l’emblema dell’oppressione, tanto che, mentre si leggono le pagine a lei dedicate, sono arrivata a provare un senso di soffocamento.

Anche questa donna ha una profondità insospettabile nella sua lucida follia; verso la fine si scoprirà che la sua ossessione religiosa è stata fomentata dallo stupro di cui Carrie è il frutto, ma questo non varrà a giustificarla agli occhi della figlia, né a salvarla. Nessuno si salverà, in effetti, perché con questo romanzo King arriva a mostrarci il lato indomabile della vendetta.

I personaggi di contorno hanno un rilievo non indifferente. C’è la cattiva per eccellenza, Chris, che con il suo fidanzato Billy organizza lo scherzo e si contrappone un po’ a Sue Snell, l’unica persona che ha avuto sincera pietà di Carrie e si sia posta nei suoi confronti senza scherno. C’è Billy, il ragazzo di Sue, che accompagna Carrie al ballo ferendola inconsapevolmente nei sentimenti. Ci sono poi i professori, tra cui Miss Desjardins, che trattano la ragazza con indifferenza , se non con fastidio.

Ognuno di loro è artefice del proprio destino, ma è importante sottolineare che, a parte alcune meschinità, nessuno dei personaggi è descritto come vero modello di malvagità. Questo perché King vuole confondere le acque: Carrie, così dolce e remissiva, diventerà un’arma infernale inarrestabile, mentre coloro che la opprimono passano al ruolo delle vittime, in un gioco bianco/nero/bianco davvero ammirevole.

Lo stile è già quello che ormai si definisce “kinghiano”: il linguaggio è diretto, scorrevole, piacevole persino nelle descrizioni più angoscianti. Manca forse il “mestiere”, quelle sottigliezze che compaiono nelle pubblicazioni successive, ma indubbiamente si nota l’intento sincero nel calare il lettore in atmosfere da incubo.

l bersaglio è completamente centrato: il re, che ancora non aveva corona, non si è smentito nemmeno all’inizio.

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