Candyland, Hunter e McBain

Scritto da: il 10.08.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Candyland - Evan Hunter e Ed McBain[Modificato su segnalazione di Sfranz] Le bancarelle dei libri, specie in estate, riservano molte sorprese; così, pescando a caso e lasciandomi guidare esclusivamente dal titolo e dalla copertina, ho trovato un libro “doppio”, in cui un doppio autore si cimenta con il racconto di una notte particolare:  Candyland.

I due autori sono Ed McBain ed Evan Hunter, due nomi per una sola persona, che raccontano in due narrazioni distinte dello stesso evento, costruendo un giallo a due voci che segue due prospettive completamente diverse: mentre Hunter indaga nella mente del protagonista e delle sue perversioni, McBain segue un percorso investigativo decisamente più tradizionale.

L’ambientazione è la New York del vizio, e l’occasione un viaggio d’affari; ma per il protagonista ogni viaggio fuori dalla sua tranquilla famiglia si trasforma in un’escursione nel mondo del sesso; quella di Ben Thorpe è una vera e propria dipendenza, l’ossessione che gli americani chiamano sex addiction. E in questa notte raminga all’insegna della ricerca del piacere si imbatterà in una donna che verrà ritrovata uccisa.

Le due sezioni sono separate ma complementari; la prima, quella affidata a Evan Hunter, esplora la notte brava di Ben, scavando fino a portare alla luce le radici della sua mania, le sue motivazioni profonde, analizzando il rapporto con la famiglia, con la rigida moglie e la figlia anaffettiva. L’autore usa un linguaggio crudo, consono al contenuto esplicito del suo racconto, senza tuttavia scadere nel volgare, e racconta tutto dal punto di vista del nostro antieroe, Ben.

Poi si cambia narratore, e con lui si cambia anche protagonista: Ed McBain sceglie gli occhi di una giovane investigatrice della omicidi, Emma, per raccontarci il corso delle indagini e il metodo di lavoro della squadra omicidi. Per essere esatti, in effetti, della squadra omicidi e della buoncostume, che in questo caso si trovano a lavorare fianco a fianco fino a trovare l’assassino.

La scrittura di McBain è più diretta, più veloce e vivace, sicuramente meno introspettiva, come si conviene ad un poliziesco puro; e stavolta grande spazio ai dialoghi, agli interrogatori, al ragionamento, con i caratteri principali scandagliati anche nel loro privato.

Contrappunto di tutta la narrazione, di cui fornisce una scansione temporale, sono le vicissitudini e le molte morti della famiglia Kennedy, che entrano e rientrano nella narrazione di continuo, come ricordo e come evento contemporaneo; un evento che, nell’immaginario americano, resta come una pietra miliare a separare un “prima” ingenuo e un “dopo” disincantato.

Un buon giallo da spiaggia; da tenere, però, fuori dalla portata dei bambini.

  • http://hermansji.it/turnoff/ turnoff

    Ora lo cerco.
    .:.

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    Ora lo cerco.
    .:.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Probabilmente lo troverai sulle bancarelle più che in libreria. Io l’ho trovato tra i libri a un euro… e mio marito mi ha dovuta trascinare via con la forza!

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Probabilmente lo troverai sulle bancarelle più che in libreria. Io l’ho trovato tra i libri a un euro… e mio marito mi ha dovuta trascinare via con la forza!

  • Sfranz

    Livia cara.
    ottima la tua presentazione (non avrebbe potuto essere altrimenti) ma dovrei dirti che Evan Hunter ed Ed McBain NON sono due autori ma uno soltanto con due pseudonimi (cfr. 1) http://en.wikipedia.org/wiki/Evan_Hunter e 2) http://www.edmcbain.com/ e 3) http://it.wikipedia.org/wiki/Ed_McBain). Nota che questi due sono i suoi pseudonimi più adoperati (ne ha usati altri) ma, pur essendo nato a N.Y.City nel 1926, il suo nome vero era italianissimo: Salvatore Lombino che, su consiglio del suo Editor, nel Maggio del ’52 cambiò legalmente in Evan Hunter perché col nome americano avrebbe sicuramente venduto di più. Con lo pseudodimo di Ed McBain firmò la serie dell’87° distretto che gli diede la notorietà e dove uno dei personaggi principali è, guarda caso, un oriundo italiano: Stefano Carrella, americanizzato in Steve Carrell. Se Stout, come dicevo parlando di Hammett, ripropone il giallo ad enigma cercando di fonderlo col giallo d’azione attraverso il personaggio di Goodwin, Mc Bain con l’87° Distretto, propone invece il cosiddetto poliziesco di squadra, piu conosciuto come “Police Procedural” in cui la scoperta dell’assassino è frutto, appunto, di un certosino lavoro di squadra’ d’informazioni ottenute dai vari interrogatori che poi, quasi casualmente, formano l’intero puzzle, incastrandosi perfettamente. “Candyland: a novel in two parts” (cfr: http://www.worldcat.org/oclc/45166677/editions?editionsView=true&referer=di) fu pubblicato dalla newyorkese Simon & Schuster nel 2001, pochi anni prima della morte dell’autore nel luglio del 2005.

  • Sfranz

    Livia cara.
    ottima la tua presentazione (non avrebbe potuto essere altrimenti) ma dovrei dirti che Evan Hunter ed Ed McBain NON sono due autori ma uno soltanto con due pseudonimi (cfr. 1) http://en.wikipedia.org/wiki/Evan_Hunter e 2) http://www.edmcbain.com/ e 3) http://it.wikipedia.org/wiki/Ed_McBain). Nota che questi due sono i suoi pseudonimi più adoperati (ne ha usati altri) ma, pur essendo nato a N.Y.City nel 1926, il suo nome vero era italianissimo: Salvatore Lombino che, su consiglio del suo Editor, nel Maggio del ’52 cambiò legalmente in Evan Hunter perché col nome americano avrebbe sicuramente venduto di più. Con lo pseudodimo di Ed McBain firmò la serie dell’87° distretto che gli diede la notorietà e dove uno dei personaggi principali è, guarda caso, un oriundo italiano: Stefano Carrella, americanizzato in Steve Carrell. Se Stout, come dicevo parlando di Hammett, ripropone il giallo ad enigma cercando di fonderlo col giallo d’azione attraverso il personaggio di Goodwin, Mc Bain con l’87° Distretto, propone invece il cosiddetto poliziesco di squadra, piu conosciuto come “Police Procedural” in cui la scoperta dell’assassino è frutto, appunto, di un certosino lavoro di squadra’ d’informazioni ottenute dai vari interrogatori che poi, quasi casualmente, formano l’intero puzzle, incastrandosi perfettamente. “Candyland: a novel in two parts” (cfr: http://www.worldcat.org/oclc/45166677/editions?editionsView=true&referer=di) fu pubblicato dalla newyorkese Simon & Schuster nel 2001, pochi anni prima della morte dell’autore nel luglio del 2005.

  • Only

    in effetti lo danno fuori catalogo..peccato perché sembra interessante! terrò d’occhio qualche bancarella..

  • Only

    in effetti lo danno fuori catalogo..peccato perché sembra interessante! terrò d’occhio qualche bancarella..

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Sfranz: Era finito in spam, l’ho riabilitato. Peraltro dato interessantissimo (peccato che nell’edizione da bancarella non ci siano le biografie!).
    Interessante perché a due nomi diversi corrispondono due stili completamente differenti. Avrei giurato che non fosse la stessa persona.
    Ed è legittimo chiedersi: se sono due pseudonimi ha senso parlare di un solo autore?
    Sono interrogativi sui quali dovrò riflettere; cambiando la maschera cambia anche la sostanza? In questo caso parrebbe di sì!

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    @Sfranz: Era finito in spam, l’ho riabilitato. Peraltro dato interessantissimo (peccato che nell’edizione da bancarella non ci siano le biografie!).
    Interessante perché a due nomi diversi corrispondono due stili completamente differenti. Avrei giurato che non fosse la stessa persona.
    Ed è legittimo chiedersi: se sono due pseudonimi ha senso parlare di un solo autore?
    Sono interrogativi sui quali dovrò riflettere; cambiando la maschera cambia anche la sostanza? In questo caso parrebbe di sì!

  • http://www.blogattelle.it/ massimo

    gli esperti estimatori lo conosceranno già, e ci tireremo idealmente i baffi; gli altri, dopo, mi ringrazieranno per l’affine citazione-suggerimento: william s ballinger, il dente e l’unghia (the tooth and the nail), 1966

  • http://www.blogattelle.it/ massimo

    gli esperti estimatori lo conosceranno già, e ci tireremo idealmente i baffi; gli altri, dopo, mi ringrazieranno per l’affine citazione-suggerimento: william s ballinger, il dente e l’unghia (the tooth and the nail), 1966

  • Sfranz

    “@Sfranz: Era finito in spam”; avevevo ragione di sospettare che c’è qualche lieve malfunzionamento nel Word Press. Comunque sia, grazie! Ti domandi se, nel caso di pseudonimi (e non di eteronimi, sembrerebbe inventati da Fernando Pessoa: dico “sembrerebbe” perché gran parte della sua produzione si basa sull’uso degli eteronimi e non ho notizia li abbiano usati altri autori; un eteronimo è, a quanto ho capito e dal punto di vista della tecnica narrativa, un po’ adoperare l’espediente del “manoscritto ritrovato” portandolo all’ennesima potenza, inventando di sana pianta un autore del tutto inesistente con però biografia e personalità, non cambiando, quindi, semplicemente nome) abbia “senso parlare di un solo autore”, be’ fisicamente e indubbiamente sono la stessa persona quindi la risposta è sì quand’anche gli stili narrativi non si assomiglino per niente. Per vedere se chi scrive è la stessa persona, credo, bisognerebbe ricorrere alla tecnica posta in essere quando si deve decidere l’autenticità di un testo e, con essa, l’attribuzione ad un autore presunto: mi riferisco alla cosiddetta tecnica delle “impronte digitali letterarie” che consiste nel trovare ricorrenze di parole, di espressioni e confrontarle con il testo della cui partenità si è certi, per appunto vedere se anche quello in esame è, con il più scarso margine d’errore possibile, attribuibile al dato autore. Questa tecnica (ne dedica un intero capoitolo il Warren & Welleck in “Theory of Literature” – Teoria della Letteratura tradotto mooolti anni fa e non so se ristampato, se ben ricordo da Einaudi il capitolo è quello sull’Authorship: pensa, dopo più di un quarto di secolo me lo ricordo ancora e nonsono andato a controllare) va oltre ed è più sicura del semplice esame degli stili espressivi: se Evan Hunter/Ed McBain è riuscito a farsi credere due autori divcersi be’, bravo lui, ha raggiusto il proprio scopo (ammesso che fosse questo). Ma, probabilmente, chi ha stampato il libro (dall’illustrazione si direbbe la collana “Best seller” della Mondadori) ha messo i due nomi appositamente per sottolineare ch’era lo stesso autore che adoperava entrambi. Molti giallisti han adoperato nomi differenti nella loro produzione. Lo stesso William (Bill) S. Ballinger citato da Massimo. A scanso si futuri fraintendimenti, a memoria pseudonimi utilizzati da scrittori che mi ricordo (il primo è il vero nome)

    William (Bill) S. Ballinger -> B.S. Sanborn -> Frederic Fryer;

    Cornell Woolrich -> William Irish -> George Hopley;

    John Dickson Carr -> Carter Dickson -> Carr Dickson -> Roger Fairbairn

    Altri non me ne vengono in mente però quasi tutti gli scrittori di gialli americani ne hanno almeno uno.

    Saluti

  • Sfranz

    “@Sfranz: Era finito in spam”; avevevo ragione di sospettare che c’è qualche lieve malfunzionamento nel Word Press. Comunque sia, grazie! Ti domandi se, nel caso di pseudonimi (e non di eteronimi, sembrerebbe inventati da Fernando Pessoa: dico “sembrerebbe” perché gran parte della sua produzione si basa sull’uso degli eteronimi e non ho notizia li abbiano usati altri autori; un eteronimo è, a quanto ho capito e dal punto di vista della tecnica narrativa, un po’ adoperare l’espediente del “manoscritto ritrovato” portandolo all’ennesima potenza, inventando di sana pianta un autore del tutto inesistente con però biografia e personalità, non cambiando, quindi, semplicemente nome) abbia “senso parlare di un solo autore”, be’ fisicamente e indubbiamente sono la stessa persona quindi la risposta è sì quand’anche gli stili narrativi non si assomiglino per niente. Per vedere se chi scrive è la stessa persona, credo, bisognerebbe ricorrere alla tecnica posta in essere quando si deve decidere l’autenticità di un testo e, con essa, l’attribuzione ad un autore presunto: mi riferisco alla cosiddetta tecnica delle “impronte digitali letterarie” che consiste nel trovare ricorrenze di parole, di espressioni e confrontarle con il testo della cui partenità si è certi, per appunto vedere se anche quello in esame è, con il più scarso margine d’errore possibile, attribuibile al dato autore. Questa tecnica (ne dedica un intero capoitolo il Warren & Welleck in “Theory of Literature” – Teoria della Letteratura tradotto mooolti anni fa e non so se ristampato, se ben ricordo da Einaudi il capitolo è quello sull’Authorship: pensa, dopo più di un quarto di secolo me lo ricordo ancora e nonsono andato a controllare) va oltre ed è più sicura del semplice esame degli stili espressivi: se Evan Hunter/Ed McBain è riuscito a farsi credere due autori divcersi be’, bravo lui, ha raggiusto il proprio scopo (ammesso che fosse questo). Ma, probabilmente, chi ha stampato il libro (dall’illustrazione si direbbe la collana “Best seller” della Mondadori) ha messo i due nomi appositamente per sottolineare ch’era lo stesso autore che adoperava entrambi. Molti giallisti han adoperato nomi differenti nella loro produzione. Lo stesso William (Bill) S. Ballinger citato da Massimo. A scanso si futuri fraintendimenti, a memoria pseudonimi utilizzati da scrittori che mi ricordo (il primo è il vero nome)

    William (Bill) S. Ballinger -> B.S. Sanborn -> Frederic Fryer;

    Cornell Woolrich -> William Irish -> George Hopley;

    John Dickson Carr -> Carter Dickson -> Carr Dickson -> Roger Fairbairn

    Altri non me ne vengono in mente però quasi tutti gli scrittori di gialli americani ne hanno almeno uno.

    Saluti

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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