Caino, Saramago

Scritto da: il 07.06.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Quando donna con portafogli incontra libro vicino alla cassa del negozio, libro va via con donna. Considerando poi l’amore per Saramago, per tutti e due i Saramago, non potevo lasciarmi sfuggire Caino, l’ultimo pubblicato per Feltrinelli.

La storia di Caino è una delle più affascinanti della Bibbia: rifiutato senza motivo dal Signore, umiliato nei suoi sacrifici, senza una parola, senza una spiegazione. Caino che giorno dopo giorno si amareggia, si avvilisce, solo e incompreso. E suo fratello, invece, favorito altrettanto senza motivo e senza spiegazione. La rivalità e la gelosia che esplodono concludendosi con l’uccisione di Abele, l’innocente per antonomasia.

Ma c’è davvero innocenza in questa storia? E il Dio della Bibbia è diverso dagli dei pagani, capricciosi e volubili, scostanti e prepotenti? Secondo la prospettiva dell’autore e del suo personaggio, no. Questa sua insicurezza, come divinità, il dovere costantemente mettere alla prova la sua creazione, quando invece l’avrebbe potuta lasciare nella perfetta pace, questo suo istigarla a un peccato sempre crescente sono il motore di tutta la Bibbia, un continuo turbinio di prove sempre più dure.

Se il Signore non avesse offeso Caino, deridendo le sue offerte, Abele sarebbe morto ugualmente per mano del fratello? Non è piuttosto un concorso di colpa per cui sia l’ucciso sia l’assassino sono vittime di un Dio frivolo? Saramago immagina che sia per questo che invece della punizione Caino subisca il marchio ma non la morte, per l’ingiustizia subita all’origine, per quella spintarella verso il male ricevuta dal sommo bene.

Caino si troverà a osservare, dalla sua posizione di errante, tutte le follie del suo Signore: l’infelicità coniugale e l’infedeltà di Lilith, il sacrificio interrotto di Isacco, la distruzione di Sodoma e così via tutti gli episodi classici dell’Antico Testamento che ci mettono in evidenza l’instabilità divina. E interverrà, di volta in volta, per cambiare il disegno e portare la propria giustizia, fino a un finale un po’ diverso da quello che conosciamo.

Sicuramente per i cattolici “veri” (ossia davvero credenti e praticanti) non sarà certo una buona lettura, densa com’è di riflessioni semplici che possono essere considerate per chi ha fede nella Chiesa alla stregua di blasfemie vere e proprie. Razionalmente e narrativamente parlando, invece, è una lettura interessantissima, inaspettata e aspra, con il consueto flusso di parole a cui Saramago ci ha abituati e che culla i nostri pensieri dalla prima all’ultima parola.

Sono i dubbi che hanno attraversato non soltanto me nella fase della crescita in cui ci dedichiamo all’interiorità, alla ricerca di risposte. E quelle che l’autore ci dà sono interpretazioni possibili, altre strade che non siano quelle del dogma e della fede cieca e assoluta. Domande e non risposte, storie e non Storia: di questo è fatta la prosa di Caino.

E se un po’ vi sentite dalla sua parte, allora è il libro giusto per voi. Per me lo è di sicuro.

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