Big fish, Wallace

Scritto da: il 26.10.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Big fish – Daniel WallaceForse qualcuno di voi ha visto un film di Burton dal titolo Big fish; e quanti di voi hanno provato emozione, commozione e sentimento per quel film, non possono lasciarsi scappare il libro da cui è tratto, scritto dall’ottimo Daniel Wallace citato qualche tempo fa.

Il romanzo, infatti, è scritto con lo stesso tono ingenuo e incantato del film, e sa far scivolare le pagine una dopo l’altra, incorporee: una narrazione non veloce ma liscia, delicatissima, lieve, a volte spiazzante e sempre un po’ sopra le righe.

La storia che Wallace racconta non è una: è l’insieme di tutte le storie fantastiche che compongono la vita di Edward Bloom, o meglio che sono la vita di Edward, viste dagli occhi del figlio, ormai adulto, mentre il padre sta lasciando l’esistenza terrena. Sono fantasie, ma possono essere bollate come vaneggiamenti o finzioni?

Per Edward, infatti, sono tutta la realtà di cui è capace, una realtà che plasma sia materialmente, creandosi la propria fortuna da zero (da umile garzone a uomo di successo), sia psicologicamente, rendendola più interessante, avventurosa e fantastica, evadendo in un territorio grande quanto lui sente di essere, un grosso lago per un pesce grosso.

Chi gli sta intorno, però, non riesce sempre ad avere un rapporto sereno con lui, e meno che mai diretto; è il caso di suo figlio William, vicino eppure così distante, che vorrebbe solo la verità, la pura, lineare e semplice verità che suo padre non è e non è mai stato in grado di dargli. William non è altro che il suo contraltare, un ragazzo vissuto senza poter mai dire di conoscere il padre, in parte perché assente per lavoro, in parte perché assente come figura genitoriale “standard”.

È una fuga quella nel mondo dell’immaginazione o è un modo metaforico di spiegare e spiegarsi? Conta davvero di più sapere chi era la donna dall’occhio di vetro o accettare quello che effettivamente la fantasia di Edward vuole dire? Per i due protagonisti le risposte sono profondamente diverse, tanto da averli resi quasi inconciliabili.

Una lunga favola, sull’amore tra padre e figlio e sul potere dell’immaginazione.

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