Biancaneve, Melis e Ibba

Scritto da Livia alle 14:40 del 9 Aprile 2009

Biancaneve - Rita Melis e Antonio IbbaCi sono storie che tutti conosciamo, volenti o nolenti, che fanno parte del nostro patrimonio culturale; di queste però molte non le conosciamo nella loro versione originale, ma ci arrivano adattate, edulcorate e, di tanto in tanto, omogeneizzate: Cenerentola, la Sirenetta, Biancaneve. Oggi è di quest’ultima che vorrei parlare, avendo appena letto una versione illustrata molto particolare.

Biancaneve appartiene alle fiabe della tradizione orale, tramandate per secoli e fissate poi dai famosissimi fratelli Grimm; non si sa quante siano state le ibridazioni con altre storie (la prima che mi viene in mente è L’amore delle tre melarance) ma è certo che non esista un canone. Sicuramente la trasposizione attualmente più nota è quella della Disney che, nonostante le proteste di molti genitori per le scene spaventose, è molto più delicata dell’originale.

La trama la conoscete, più o meno, epurata da quelle parti crudeli e un po’ tenebrose comuni a molte favole antiche. Forse però non sapete che la dolce Schneewittchen (bello, eh, il nome originale della cara Biancaneve) è poco più che una bambina, e che l’assedio della matrigna non si limita alla mela avvelenata, ma consta di vari tentativi fallimentari. In realtà l’effetto sarebbe quasi comico, il cattivo che ritorna al castello contento di aver sconfitto l’avversario e scopre che invece non ha sortito alcun effetto, se non si trattasse di tentato omicidio.

Daniela Melis parte dall’originale per restituirci un testo moderno senza tradire lo spirito cupo che contraddistingue la fiaba e senza omettere quei particolari cruenti che danno la misura delle difficoltà dell’eroina. Un’eroina atipica e piuttosto passiva, in contraddizione con i personaggi favolistici attuali, ma che merita ancora oggi di essere ricordata, avendo influenzato moltissima narrativa.

Le illustrazioni di Antonio Ibba sono davvero azzeccate: i colori intensi, la figura “superdeformed” e la semplicità quasi caricaturale del tratto rendono pienamente l’atmosfera del racconto. I caratteri usati sono molto grandi e il testo è ben distribuito rispetto alle immagini; piacevole anche la presenza di intere pagine con sfondo colorato e caratteri bianchi a contrasto.

Non so se sia effettivamente una favola da far leggere ad un bambino da solo. Però con la guida di un adulto a spiegare i passaggi più tenebrosi e mostrare i disegni, è una lettura che può far recuperare il valore autentico della fiaba, il contatto tra due generazioni, adulti e bambini, che s’insegnano la vita a vicenda.

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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2 Commenti to “Biancaneve, Melis e Ibba”

  1. M. M. il 9 Aprile 2009 alle 17:38 ha scritto:

    Un libro sorprendentemente tenero ed elegante con alle spalle una bella idea. La rivisitazione non banale di un intramontabile classico che attinge nuova energia dalle originali illustrazioni di Fabrizio Antonio Ibba. Complimenti a Daniela Melis, che sapevamo essere un’ottima editor e impariamo ad apprezzare anche per la sua abilità narrativa in un riadattamento semplice, pulito e soprattutto efficace.

    …e brava Livia per la segnalazione

  2. Molto interessante. Grazie della segnalazione, Livia. Questa è davvero un’ottima recensione di letteratura per l’infanzia!

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