Ash, Lo

Scritto da: il 28.09.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Ash - LoTra le fiabe della nostra infanzia Cenerentola occupa, nel bene e nel male, un posto d’onore. Nel bene perché piace a molte, nel male perché spesso e volentieri è stata accusata di promuovere il maschilismo mostrando un’eroina che si riscatta dalla propria miseria con la sola dote dell’aspetto fisico e attraverso un matrimonio ben riuscito. Non mi stupisce, perciò, che le riletture di questa storia siano state tantissime. L’ultima in ordine di apparizione è proprio Ash, l’esordio narrativo di Malinda Lo, edito in Italia dalla Elliot.

L’impianto della fiaba originale è rispettato quasi completamente: abbiamo infatti la protagonista Aisling, figlia di un nobiluomo, che resta orfana di madre in tenera età e deve subire le prepotenze della nuova sposa del padre, che porta con sé altre due bambine. Quando poi anche il papà muore, la fanciulla è relegata al ruolo di serva e privata di ogni conforto, a parte quello dei sogni. Anche l’ambientazione è sfumata , come nelle favole.

Sfumata, ho detto, ma non imprecisa, il che potrebbe apparire una contraddizione in termini: ciò che intendo è che, pur restando nel classico Reame composto da Bosco e Città, la Lo riesce a pennellare le sue descrizioni con grande finezza. Direi, anzi, che un punto di forza di questo libro sta proprio nel rilievo stilistico utilizzato nel delineare le immagini. C’è una delicatezza non comune con cui l’autrice riesce a mostrarci gli splendori del Bosco e del mondo fatato. Alcune pagine sono in grado di rapire in un’atmosfera onirica e lunare, altre si dipanano come filigrana dorata.

Di contro ci sono alcune scelte narrative che, seppur coraggiose, restano in ombra rispetto al resto: in questa versione, infatti, Cenerentola non si innamora del principe ma vive quasi un triangolo con un essere fatato, Sidhean, e la Cacciatrice del Re, Kaysa. La svolta gay, per il quale il libro viene più spesso riconosciuto, non desta, secondo me, alcun particolare sgomento.

Tuttavia la storia d’amore mi sembra un po’ il punto debole della narrazione perché – come in tutte le fiabe – resta sempre su un versante edulcorato e si ha l’impressione che la risoluzione degli eventi sia un po’ forzata verso il lieto fine. A prova di quanto dico c’è la reazione di Sidhean quando si vede preferito ad una donna: fin troppo mansueta per uno la cui sola ombra ha inquietato la protagonista per buona parte della storia!

I personaggi sembrano ricamati. Significa che, se da un lato appaiono modellati con accuratezza, dall’altro mancano un po’ di profondità; questo però è un difetto legato alla fiaba stessa, piuttosto che alle capacità dell’autrice: volendo restare in qualche modo fedele all’originale, la scelta è stata quella di mantenerne i contorni senza correre il rischio dell’approfondimento psicologico.

Alla fine mi sembra che Malinda Lo abbia vinto comunque la sua scommessa: ci ha offerto una lettura magica, costellata di leggende e avventure; è riuscita a non calare mai di tono e a mantenere una vena scorrevole e piacevole per tutta la durata del racconto ed ha rinnovato una storia già incisa nell’immaginario comune conferendole nuova vitalità e sprazzi di originalità. Direi che più di così – da un’esordiente – non si possa proprio pretendere.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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