Antiche tradizioni di Morte: Come il lupo, Baldini

Scritto da: il 10.12.09
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Come il lupo – Eraldo BaldiniDi alcuni non ho letto nulla (e forse scopro l’acqua calda), ma nella mia mente comincia a formarsi l’idea che, del poliziesco e del genere horror e mistero, esista una sorta di scuola emiliano-romagnola. Lucarelli è parmense. Avati e Macchiavelli (Loriano) son bolognesi. Varesi, pur torinese di nascita, ambienta le inchieste del suo Commissario Soneri nel ferrarese (anche se, nell’ultima serie televisiva col bravissimo Luca Barbareschi, i fatti si svolgono a proprio Torino).

Prendendola un po’ alla larga, potremmo nominare anche il bolognese Valerio Evangelisti che col suo Eymerich, di misteri ce ne ha forniti quanto basta. Quindi, benché, non sempre e non tutte le storie abbiano come sfondo l’Emilia-Romagna e la bassa padana, come dicevo, una scuola giallo-horror & mistero di autori di quelle parti ci deve essere. E di essa, un esponente esemplare è, senz’altro, Eraldo Baldini di Ravenna.

Questo suo Come il lupo mi ha ricordato proprio Evangelisti per la sua struttura basata sull’intrecciarsi di epoche diverse. E questo tratto mi ha anche ricordato Varesi: anche nei suoi romanzi spesso i moventi han a che fare se non proprio affondano le radici in un remoto passato solo apparentemente dimenticato. Ed è significativo che i capitoli non abbiano né numero né titolo ma siano semplici ma precise indicazioni temporali “15 novembre 1953” ad esempio.

La vicenda, che ha come protagonista un maresciallo della Forestale – Nazario Minghetti – si dipana iniziando a metà del 1600, investe il suo lavoro ma anche il suo privato: la moglie Angela morta durante sommosse di piazza, la figlia Elisa che, dopo la scomparsa della madre, manifesta fortissime e strazianti crisi epilettiche tanto da impossibilitarla ad andare a scuola.

A questo si aggiungono personaggi bizzarri benché taluni ostentino una normalità che li rende gente comune (o questa “normalità” serve loro a nascondere la bizzarria?), personaggi appartenenti ad una comunità montana sita in una valle – il cui nome non suona affatto casuale: Valchiusa – con pochi e difficili accessi al mondo esterno. Da là nessuno mai se n’è andato e solo negli ultimi decenni qualcuno è entrato: Giuseppe, giovane amico di lunga data di Nazario c’è a fatica riuscito e sta per sposare Carolina.

È una comunità, tutto sommato tranquilla, la cui economia si basa sul buonissimo e raro vino prodotto dalle vigne, la sola pianta che lì si coltivi. L’esperienza e il sapere degli anziani in quel luogo ha ancora un rispettato valore, al punto che la persona cui tutti fan riferimento anche per le – chiamiamole – “comunicazioni esterne” è una vecchia matriarca epilettica pure lei ma che considera la malattia un “dono”.

Oltre che del lavoro nelle vigne, la valle e i valligiani vivono di feste, cerimonie collettive che celebrano antiche tradizioni. Ed è proprio su una di queste che Nazario s’imbatte e nota delle stranezze, stranezze che come funzionario pubblico lo insospettiscono. Ma l’indagine condotta personalmente e in via del tutto ufficiosa lo porterà ad una crisi la cui soluzione soltanto una nota lupa, Veruska, che vive in quei boschi, gli suggerirà nelle ultime pagine, assumendo per alcuni istanti anch’essa un comportamento inaspettato e bizzarro.

E Nazario – maresciallo della Forestale – farà la sua scelta tra i doveri impostigli dal ruolo che ricopre, antiche tradizioni di Morte e le sempre vivide ragioni del Cuore.

  • Only

    Se non hai letto altro di Baldini ti suggerisco spassionatamente le due raccolte di racconti che ho recensito qua su liblog! Per quanto mi piacciano anche i suoi romanzi e consideri proprio questo “Come il lupo” uno dei migliori, ritengo che con il racconto breve lui dia il suo meglio.^_^

  • Only

    Se non hai letto altro di Baldini ti suggerisco spassionatamente le due raccolte di racconti che ho recensito qua su liblog! Per quanto mi piacciano anche i suoi romanzi e consideri proprio questo “Come il lupo” uno dei migliori, ritengo che con il racconto breve lui dia il suo meglio.^_^

  • sfranz

    @ Only:
    Cara Only, praticamente Eraldo baldini me l’hi inconsapevolmente presentato tu! Avevo infatti letto la tua recensione su “Gotico rurale” che ho acquistato e letto i primoi due raccontini. Poi me li tengo per altri momenti. Abbiamo gusti (quasi) simili!

  • sfranz

    @ Only:
    Cara Only, praticamente Eraldo baldini me l’hi inconsapevolmente presentato tu! Avevo infatti letto la tua recensione su “Gotico rurale” che ho acquistato e letto i primoi due raccontini. Poi me li tengo per altri momenti. Abbiamo gusti (quasi) simili!

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