American Gods, Gaiman

Scritto da: il 22.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La prima impressione è di avere tra le mani la trasposizione di un film: le scene sono vivide, i movimenti plastici e più che ambienti sembra di attraversare affreschi. E poi i personaggi, così particolari, gli American Gods del titolo, contribuiscono a creare un’atmosfera atipica.

Evidente che si tratti di un romanzo fuori dal comune, se non per la scrittura iconica almeno per l’argomento trattato; difficilmente infatti si conoscono miti all’infuori degli abusati greci, dalla cosmogonia ad Eracle. Anche per me, cresciuta con I miti greci di Graves, molti dei temi affrontati da Gaiman sono sconosciuti.

Anansi, Odino, pixie e folletti sono solo un’idea sfocata e distante, niente più che una favola disneyana; trovarli qui invece con una loro quotidianità, ingrigiti e normalizzati è sorprendente, specie per la naturalezza con cui avviene.

Del resto li abbiamo ormai archiviati come superstizioni, e come superstizioni stiamo archiviando quasi tutta la spiritualità presente e passata, come se fosse peccato nei confronti dei nostri nuovissimi prepotenti dèi.

II condensato della trama di questo romanzo è tutto qui, in due righe. Da un lato i vecchi dèi nelle loro incarnazioni ormai demodé, dall’altro le nuove divinità in una terra che non ha storia né antiche tradizioni. Da qui la guerra e la tempesta che si apprestano ad arrivare.

Al centro il protagonista, Shadow, per gran parte del libro ignaro del bailamme in cui si trova; e al suo passaggio dall’incredulità al capire anche il lettore partecipa, ogni pagina sempre più addentro ai miti del vecchio mondo.

Mi dicono sia un disegno ricorrente negli scritti di Gaiman, e che alcuni dei personaggi di American Gods compaiano in precedenza delle pagine del fumetto Sandman. Beh, a quanto pare tutta l’opera di quest’autore ha un collegamento sotterraneo, che sono curiosa di esplorare.

La scrittura è a volte un po’ ridondante, complice credo una traduzione non ottimale (ma mi riservo di leggere l’originale per poterne essere sicura); per il resto c’è tutto il Gaiman creatore di immagini e mondi irreali, di sogni tangibili e realtà nebulose.

La costruzione per capitoli è doppia: ognuno infatti ha almeno due sezioni, una nella linea temporale della storia e l’altra che riporta un dettaglio significativo del passato, una micronarrazione chiusa in sé e perfettamente funzionante anche se scorporata.

Probabilmente prima di intraprendere questa lettura bisognerebbe fare una immersione culturale nei miti delle civiltà arcaiche; anche senza l’immersione, in ogni caso, mi sono trovata a trattenere il fiato per arrivare alla fine e piazzare le ultime tessere del grande mosaico che questo cinquecentinaio di pagine compone.

  • etnagigante

    Copio qui il mio intervento (postato altrove) su American Gods.

    Gaiman è sempre Gaiman. Ti prende per mano e ti porta nei luoghi che riconosci solo quando ricordi i sogni. Anche American Gods è così; a parte la ricerca teologica e i vari miti presentati, la narrazione ti tiene sospeso. Parteggi per le forze del bene (ammesso che tu abbia capito da quale parte schierarti), ti perdi nei paesaggi descritti e nei viaggi, reali o meno, di Shadow e cerchi di capire se per caso non sei stato seduto fianco a fianco con un Leprechaun l’ultima volta che hai bevuto una pinta di rossa in un Irish pub.
    Fondamentalmente la trama di potrebbe riassumere nella lotta tra vecchio e nuovo; ci si ostina a cavalcare verso ovest per sfuggire alla ferrovia o si sale sul treno? Alla fine si arriva comunque al mare, qualunque scelta si faccia.

  • etnagigante

    Copio qui il mio intervento (postato altrove) su American Gods.

    Gaiman è sempre Gaiman. Ti prende per mano e ti porta nei luoghi che riconosci solo quando ricordi i sogni. Anche American Gods è così; a parte la ricerca teologica e i vari miti presentati, la narrazione ti tiene sospeso. Parteggi per le forze del bene (ammesso che tu abbia capito da quale parte schierarti), ti perdi nei paesaggi descritti e nei viaggi, reali o meno, di Shadow e cerchi di capire se per caso non sei stato seduto fianco a fianco con un Leprechaun l’ultima volta che hai bevuto una pinta di rossa in un Irish pub.
    Fondamentalmente la trama di potrebbe riassumere nella lotta tra vecchio e nuovo; ci si ostina a cavalcare verso ovest per sfuggire alla ferrovia o si sale sul treno? Alla fine si arriva comunque al mare, qualunque scelta si faccia.

  • http://www.thedarkspell.splinder.com/ DabriaTiann

    Oddio donna l’hai finito e ti è piaciuto a quanto pare. Io sono ad un quarto e ora che ho dato l’esame posso finirmelo. Poi tento una recensione anch’io.
    Leggi assolutamente “nessun dove”, ma assolutamente.

  • http://www.thedarkspell.splinder.com/ DabriaTiann

    Oddio donna l’hai finito e ti è piaciuto a quanto pare. Io sono ad un quarto e ora che ho dato l’esame posso finirmelo. Poi tento una recensione anch’io.
    Leggi assolutamente “nessun dove”, ma assolutamente.

  • Pingback: Parola di Gaiman (da American Gods) | LiBlog

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