American Gods, Gaiman

Scritto da: il 16.11.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Ricordo ancora il giorno in cui ho preso in mano per la prima volta American Gods. Era un pomeriggio piovoso e il libro mi era stato consigliato dal mio “fumettaro” di fiducia (a cui ancora non ho offerto alcun gelato di ringraziamento). Conoscevo Neil Gaiman grazie a The Sandman, ma non avrei mai pensato che le sue doti narrative si spingessero così lontano.

Per me, la lettura di American Gods è stata l’equivalente di un colpo di fulmine. Mi sono innamorata di Neil Gaiman per il modo in cui il suo immaginario riesce ad agitare le acqua tranquille della mia realtà.

In questo romanzo il protagonista si chiama Shadow ed è il tipico personaggio principale della produzione Gaimaniana, cioè quello che io chiamo “stray sheep”, la pecorella sperduta. Certo, Shadow non ha molto del mansueto animale: è un ex galeotto il cui unico desiderio in cella è stato quello di tornare dalla moglie Laura e trovare un lavoro normale. Ma il giorno in cui viene rilasciato lo colpisce la notizia che la donna è morta in un incidente, in cui è rimasto coinvolto anche il suo possibile datore di lavoro.

Ed ecco lo straniamento: Shadow non ha più una famiglia, né un rifugio. L’identità a cui si è aggrappato durante i tre anni di reclusione è andata in fumo in meno di un minuto. Forse è per questo che il vagabondo Wednesday riesce ad avvicinarlo con tanta facilità e ad assumerlo come guardia del corpo.

Wednesday ha l’aspetto di un vecchio, eppure tutte le donne cadono ai suoi piedi. Vive di espedienti, ma non si fa mancare nulla. La vita come suo guardaspalle non si rivelerà affatto facile, soprattutto per via dei suoi “conoscenti”, una serie di personaggi che quando va bene sono ubriaconi molesti più simili a leprecauni che a esseri umani. Shadow inizia con Wednesday un viaggio attraverso gli Stati Uniti. Il vecchio cerca alleati per uno scontro imminente: sembra infatti che ci sia una gang di ricchissimi giovinastri decisa –non si sa come né perché – ad annientarlo. A guidare la fazione nemica è il misterioso signor World, che sembra avere forti motivi di astio nei confronti del vagabondo.

Tra risse, strani doni, morti che tornano in vita, leggende che diventano realtà, Shadow capisce di essersi messo al servizio nientepopodimeno che di Odino, il dio dei vichinghi, giunto in America (come tutti gli altri dei) trasportato dalla fede degli immigranti. Così, anche quella ridda di strani e loschi figuri assume una dimensione: le antiche divinità sono ridotte a grottesche raffigurazioni della potenza di un tempo poiché vivono di onori e sacrifici sempre più scarseggianti; per di più sono minacciate dai nuovi dei: Denaro, Televisione, Internet che, istigati da World, rischiano di distruggerle per sempre.

Ma attenzione: non è tutto oro ciò che luccica e Neil Gaiman non è certo un autore prevedibile. Quindi, se decidete di accompagnare Shadow in questa avventura, preparatevi alle sorprese, perché niente è come sembra.

I punti di forza di questo libro sono moltissimi, ma tra essi ciò che balza all’occhio è la formidabile caratterizzazione dei personaggi, a partire dal protagonista fino al meno importante degli dei. Gaiman porta in scena le più importanti divinità dei pantheon mondiali conferendo ad ognuna una personalità incisiva, pennellata con fantasia, mescolando il grottesco con la sensualità in alcuni casi, la violenza e la comicità in altri.

American Gods è come un quadro coloratissimo, che ad ogni capitolo cambia la prospettiva. La scrittura è agile quanto basta per non perdere le sfumature di epicità che la vicenda richiede. Il tutto condito con i lampi di genialità a cui Gaiman ha abituato i suoi lettori e che erano ben nitidi fin dai tempi di The Sandman.
L’avventura si svolge “on the road” attraverso paesini sperduti degli Stati Uniti: dall’Illinois al Texas, dal Kansas alla Virginia, Gaiman tiene a sottolineare che la sua è un’America che ha solo alcuni spunti reali e per il resto è totalmente frutto della sua fantasia.

Il motivo del viaggio, nonché le tematiche trattate sono andati poi a riflettersi nella mia serie tv preferita, di cui ho parlato recentemente: Supernatural. Chiaramente, la sfera immaginaria coincide: un magico privo di brillantini, avvenimenti spiazzanti e fantasia a briglia sciolta. Non è un caso se Erik Kripke, il creatore del telefilm, è stato chiamato a sceneggiare The Sandman per la televisione. In attesa di questa accoppiata da sogno, consiglio a tutti American Gods. È semplicemente il libro che regalo a quelli a cui voglio bene.
Basta per rendere l’idea?

  • http://thelorereport.blogdo.net Carlo Lo Re

    Elfo, cara … Non ci conosciamo, ma mi hai fulminato!!! Io sono un mezzo odinista che ha amato enormemente “L’isola di Odino” di Janne Teller (Iperborea) … Vado subito in libreria a prendere Gaiman … Grazie … Anzi, danke …

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    E’ un piacere, Carlo. :) L’apostolato Gaimaniano non è mai troppo. :D

  • Pingback: Neil Gaiman(iac) « La Zitella Felice

  • Pingback: keeping readers. a clean and simple blog

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple